App store di terze parti – isola felice di Gooligan


Logo-Claim-2015-3c-highresIl fatto che numerose app a pagamento sullo store Google ufficiale siano disponibili gratuitamente tramite store di terze parti risulta per alcuni utenti particolarmente allettante. Un recente studio su un nuovo malware Android denominato “Gooligan” mostra però che tali applicazioni nascondono numerose insidie.

Bochum (Germania) – Secondo la recente analisi di Checkpoint i dispositivi più colpiti sarebbero quelli su cui sono installate versioni più datate del sistema operativo Android. Gooligan utilizza ben due vulnerabilità note e documentate, al fine di violare l’accesso root del dispositivo. Come risultato, il dispositivo installa autonomamente altre applicazioni. In tal modo, il numero di download di queste applicazioni viene gonfiato, incrementandone di conseguenza il ranking nello store. Per coloro ai quali questo approccio suona familiare, nella scorsa metà dell’anno, anche il malware HummingBad, che utilizzava la stessa procedura, ha dato importanti spunti di discussione.

Quali sono i rischi?

Dal momento che Gooligan, come HummingBad, viola il dispositivo, il cybercriminale ha accesso indiscriminato a tutti i dati archiviati sul dispositivo. Sebbene, allo stato attuale, non siano noti accessi indesiderati a immagini o documenti personali, a livello squisitamente tecnico non sussisterebbe alcun limite a tale manipolazione.

Per scaricare più applicazioni Gooligan trafuga il cosiddetto token* di autenticazione per l’account Google dell’utente. Se il malintenzionato è venuto in possesso di questo token, sarà in grado di accedere a tutti i servizi Google di cui il titolare del conto è fruitore. Misure di sicurezza come l’autenticazione a due livelli in questo caso perdono la propria efficacia, poiché – dalla prospettiva dei server di Google – il token risulta essere corretto e regolarmente registrato.

Quanti dispositivi sono interessati?

Potenzialmente tutti i telefoni e tablet Android su cui è installato Android 4 o Android 5 e con i quali sono state scaricate applicazioni da app store di terzi. Dispositivi con versioni di Android più recenti non sono colpiti dalla minaccia.

Tuttavia, per un numero purtroppo elevato di dispositivi le versioni più recenti di Android non sono (ancora) disponibili. Le versioni “Kit Kat” e “Lollipop” cubano ancora per quasi il 60% dei sistemi operativi installati sui dispositivi in uso su scala mondiale. Terreno fertile per Gooligan che non pare avere un targeting verticale contro un particolare gruppo di utenza o specifiche aziende ma colpisce indiscriminatamente chiunque.

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Quali misure ha intrapreso Google?

Google ha già contattato e informato gli utenti colpiti e revocato i token violati, rendendoli inutilizzabili per i cybercriminali. Gli interessati devono registrarsi nuovamente dopo aver rimosso il malware. Purtroppo, l’unico metodo affidabile per rimuovere Gooligan dai dispositivi infetti è resettare il dispositivo. Questo metodo permette di rimuovere l’accesso illegittimo alla root e assicura che l’applicazione incriminata venga rimossa. Eventuali applicazioni il cui ranking ha beneficiato delle attività di Gooligan sono già state rimosse da Google Play.

Infine Checkpoint ha stilato un elenco di applicazioni manifestamente infettate da Gooligan.

I consigli di sicurezza di G DATA

  • La protezione più efficace è l’uso di una versione Android aggiornata, priva quindi delle falle sfruttate da Gooligan. Dal momento che questo non è sempre possibile, è necessario fare attenzione quando si utilizzano applicazioni scaricate da fonti non ufficiali. Come rilevato dai ricercatori G DATA infatti, un quarto delle applicazioni presenti su piattaforme di terzi è infetto.
  • Particolare cautela è consigliata se uno smartphone o un tablet, appartenente alle categorie di rischio di cui sopra, viene utilizzato in un ambiente business. A seconda del modo in cui i dati sono archiviati e elaborati su tali dispositivi, possono essere accessibili a persone non autorizzate.
  • L’installazione di una protezione efficace contro i malware sui dispositivi mobili non è quindi solo un extra ma un must. Questo vale sia per i privati sia in azienda.

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* Token di autenticazione

Il token può essere paragonato al tipico badge di un dipendente. Il vettore della scheda può muoversi con essa nell’edificio, senza doversi legittimare ulteriormente. Qualora tale badge venga rubato, il ladro potrà muoversi altrettanto liberamente nell’edificio come il legittimo detentore del badge, beneficiando degli stessi privilegi di accesso del derubato.

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World of Warcraft: una semplice linea di codice può costare davvero cara


Logo-Claim-2015-3c-highresUn nuovo tipo di truffa legata all’acquisizione di oggetti di valore o oro del gioco attira i gamer nella trappola tramite social engineering ed un espediente tecnico.

Bochum – Il furto e la vendita di oggetti di gioco come anche la valuta virtuale sono stati spesso argomento di discussione nella community dei giocatori di World of Warcraft ma di recente è comparso un nuovo tipo di truffa riguardo all’acquisizione di oro e oggetti di valore.

Ci si immagini la seguente situazione: un personaggio del gioco, che pare appartenere ad una gilda popolare di World of Warcraft, si avvicina e promette di procurare o regalare oggetti rari o potenti, come armi, oro e similari. Nella maggior parte dei casi però questo personaggio «di fiducia» non dispone di tali oggetti, quindi in sede di consegna degli stessi si verificano problemi. La trappola si chiude quando il personaggio convince il giocatore ignaro ad inserire una semplice linea di codice nella finestra della chat. Tale codice dovrebbe risolvere il problema e consentire all’utente di ricevere finalmente gli oggetti desiderati:

/run RemoveExtraSpaces=RunScript 

Inserendo questo codice nella finestra di chat e inviando il messaggio, il giocatore però consegna al ladro la propria interfaccia di gioco, trasformandosi in vittima con un click, poiché questa stringa consente ai criminali di determinare al “pixel” dove si trova il giocatore sulla mappa, cosa impossibile nelle forme di attacco precedenti, quindi di derubare il giocatore senza che lo stesso possa più fare alcunché per tutelarsi, concludendo al suo posto transazioni o scambi indubbiamente poco vantaggiosi. Peraltro i criminali, sotto le mentite spoglie del giocatore, chiederanno a tutti gli amici collegati nel gioco o agli altri membri della gilda di inserire nella chat la stessa stringa di codice, assicurandosi un bottino certo, dato che si tende a fidarsi degli “amici di gioco”, senza fare domande.

Questo attacco funziona grazie ad una vulnerabilità precedentemente non documentata del framework di scripting LUA su cui è basata l’interfaccia WoW, che – a differenza di altri tipi di attacco – non richiede l’installazione di alcun add-on per prendere il pieno controllo dell’interfaccia di gioco della vittima.

Come proteggersi:

  • Non inserire alcuna stringa di codice nella finestra della chat, anzi, bisogna mettere sempre in discussione qualunque richiesta di inserimento e invio di messagi specifici nella chat.
  • Fare attenzione a scaricare add-on di terzi: usare solo siti affidabili e popolari, soprattutto mantenere aggiornati gli add-on scaricati.

Un’analisi dettagliata é disponibile (in inglese) sul G DATA security blog: https://blog.gdatasoftware.com/2016/07/28809-world-of-warcraft-one-simple-line-of-code-can-cost-you-dearly

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Pokémon Go: “Catch ‘em all” – ma non a tutti i costi!


Logo-Claim-2015-3c-highresAlcuni di voi forse si ricordano ancora le piccole e adorabili bestioline tascabili in voga alla fine degli anni novanta. Ora sono tornate sotto forma di gioco in realtà aumentata per smartphone. I cybercriminali sfruttano la popolarità di questo nuovissimo gioco scommettendo su giocatori impazienti che non vogliono attendere l’uscita ufficiale del gioco in Europa: scoperta prima versione manipolata della app.

Chi pare congelarsi per qualche secondo mentre fissa intensamente il proprio smartphone in un centro commerciale o per strada e poi riprende a camminare, borbottando “l’ennesimo pidgey”… sta indubbiamente giocando a Pokémon Go, la app in realtà aumentata per smartphone in cui rivive il famoso gioco per il Game Boy della Nintendo, che unisce mondo reale a piattaforma ludica. E’ infatti possibile catturare piccoli e graziosi animaletti animati, ma per farlo è necessario uscire fisicamente di casa per andare nel posto in cui le bestioline raccolgono, che sia un parco pubblico, per strada o appunto nel centro commerciale. Gli sviluppatori danno agli avidi collezionisti di questi piccoli animaletti giapponesi una nuova occasione per riaccendere vecchie passioni.

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La app manipolata

Il turbinio attorno al gioco é stato un richiamo irresistibile anche per alcuni cybercriminali: su una rete di condivisione file é già stata rilevata una versione manipolata della app per l’installazione del gioco che contiene un comando per il controllo remoto di device Android. A quanto risulta, la app originaria é stata rimanaeggiata con “DroidJack”, uno strumento impiegato spesso legittimamente dagli sviluppatori, per integrarvi il malware “AndroRAT”.

AndroRAT (Remote Access Tool), già noto dal 2012/2013 e citato nel G DATA Mobile Malware Report H1/2013 fornisce numerose informazioni personali ai criminali, tra cui, ma non solo, l’elenco dei contatti, log e coordinate GPS. Ricordiamo che l’attivazione del GPS è essenziale per poter andare “a caccia” di bestioline. I criminali possono persino attivare il microfono e la fotocamera da remoto. I dati così trafugati dai dispositivi infetti vengono rivenduti e non sono da escludere casi di ricatto sulla base delle registrazioni audio-video condotte all’insaputa degli utenti.

Quando si installa una app, vengono elencate le autorizzazioni richieste. In questo caso, gli utenti più attenti possono identificare immediatamente app sospette. L’attuale versione di Android peraltro indica all’apertura di una app se un dato comando va eseguito, ma sono solo pochi gli utenti che beneficiano ad oggi del nuovo sistema operativo Android.

Da notare anche che la versione della app studiata dai ricercatori dei G DATA Security Labs disponeva persino di un certificato scaduto. Il detentore del certificato gestisce anche di un blog, che pare inattivo dal 2014. Non ci è stato quindi possibile rilevare se la app manipolata sia stata distribuita da questo individuo o se il certificato da lui emesso sia stato rubato e quindi abusato a scopo fraudolento.

Chi protegge i propri dispositivi mobili con G DATA Mobile Internet Security per Android é protetto da questa app manipalata, che viene riconosciuta come “Android.Trojan.Kasandra.B”

Perché tutto questo

In generale eventi del genere dimostrano che i criminali si adattano e possono reagire ai trend del momento molto rapidamente. Per distribuire il malware, i suoi programmatori fanno affidamento sull’alea di “esclusività” che dà giocare ad un gioco che non è ancora uscito ufficialmente sul mercato – una sensazione molto simile, per esempio, a quella dei collezionisti di dischi in vinile, quando riescono ad assicurarsene un esemplare di una edizione limitata, numerato a mano.

Il giocatore installa quindi la app manipolata e condivide con terzi ignoti informazioni che altrimenti sarebbero state riservate. Ci aspettiamo che questo tipo di manipolazioni aumentino, troppo grande il desiderio di trarre profitto dall’entusiasmo degli utenti. Eppure, per giocare in tutta sicurezza, evitando di fornire informazioni personali a chi non dovrebbe averle e magari di restare impalati in mezzo alla strada o di finire in stradine secondarie poco raccomandabili o giù da un declivio, basta giusto usare la testa!

Sul blog di G DATA alcuni consigli su come proteggersi (articolo in inglese)

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Il router ideale secondo i gamer? Ecco i “must-have”


Gli utenti che hanno condiviso con AVM la propria opinione in merito al router ideale per il gaming in occasione del sondaggio condotto lo scorso maggio AVM_Logoappartengono indubbiamente alla fascia “tech savy” tra i gamer. Hanno infatti fornito interessanti e dettagliate informazioni riguardo alle proprie preferenze ed abitudini, così come una chiara visione d’insieme delle infrastrutture utilizzate e delle caratteristiche fondamentali che il router perfetto per il gaming dovrebbe avere.

Berlino – I gamer europei non hanno dubbi: la piattaforma preferita per la passione videoludica è di gran lunga il PC. Con un solido 82% degli intervistati, questo sorprendente risultato conferma un trend iniziato nel 2014 che vede una costante crescita del mercato dei PC nel settore gaming, a spese delle console. Mettendo a confronto i 909 partecipanti dei tre Paesi che utilizzano esclusivamente la console (un terzo dei quali si trova in Italia) con oltre il doppio di “puristi del PC”, emerge una netta preferenza per le postazioni fisse, sebbene in generale i cosiddetti “PC-Gamer” non disdegnino l’impiego aggiuntivo di una o più console per la propria esperienza di gioco. Un ulteriore motivo per il sempre più ridotto uso delle console è l’innegabile proliferazione di app e piattaforme mobili per il gaming, fruibili tramite smartphone e tablet, utilizzate da oltre il 60% dei partecipanti.

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Un ulteriore informazione in merito all’infrastruttura utilizzata dai gamer riguarda la connessione scelta. Mentre 5.616 utenti preferiscono una connessione LAN, sia essa via router o via Powerline, 3.298 gamer giocano tramite wifi. La metà di coloro che si connettono senza cavi si colloca in Italia e solitamente gioca in modalità multiplayer. Peraltro tale modalità di fruizione “sociale” del momento di gioco è preferita dall’83% degli utenti: va da sé che una buona connessione di rete ed una buona banda internet siano la chiave per un’esperienza di gioco di qualità. Per questo motivo, tra le domande in merito ai “must-have” del router perfetto figurava anche una valutazione della qualità della connessione. Non meraviglia che secondo l’84% degli intervistati la stabilità della connessione sia la caratteristica primaria del router ideale per il gaming: ping e latenza alti, ritardi ed interruzioni di connessione compromettono la sessione di gioco, problemi menzionati dettagliatamente dal 14% dei partecipanti, oltre il 10% dei quali si trova in Italia.

Al secondo posto nella classifica dei “must-have” troviamo la velocità, con il 76% delle menzioni, seguita inaspettatamente dalla sicurezza. Connessioni protette risultano indispensabili per circa il 55% dei partecipanti, il 28% dei quali si colloca in Italia. E’ interessante notare che questo criterio è stato citato dal 24% degli intervistati di età compresa tra 40 e 49 anni nei tre Paesi, più si abbassa o alza l’età dell’utente meno rilevante pare essere il fattore sicurezza, che raggiunge un marginale 3,3% tra gli under 18, il 55% dei quali, però, è italiano. La facilità di installazione, menzionata dal 51% dei partecipanti, si colloca in quarta posizione.

La qualifica di gamer esperto di tecnologia assegnata ai partecipanti deriva dalla selezione di ulteriori caratteristiche fondamentali del router ideale. La facilità di utilizzo (38%) e la flessibilità (36%) sono considerati fattori minori, lasciandoci presumere che i partecipanti al nostro sondaggio siano tra i gamer che non disdegnano un approccio “hands-on” verso la propria infrastruttura. A fianco dei risultati già menzionati e del massiccio uso del PC insieme ad altre piattaforme, sinonimo di un’infrastruttura relativamente complessa, un ulteriore indicatore delle competenze tecniche dei partecipanti è il fatto che meno del 4% ha dichiarato di aver riscontrato problemi con la configurazione del router, contro il 67% dei gamer che ha riportato un’installazione senza intoppi. Per finire, solo l’1.2% degli intervistati non è a conoscenza del router utilizzato (per la maggior parte italiani e di età inferiore ai 29 anni), mentre il 4% preferisce non rivelarne il produttore.

Il prezzo è stato selezionato da meno del 25% dei partecipanti, il 47% circa dei quali vive in Italia. Ciò conferma l’idea diffusa che i gamer siano di norma una categoria di consumatori alto spendente. Il case-modding /design, estremamente importante per il PC, è del tutto irrilevante quando si parla di router, è infatti stato selezionato solamente dal 6% dei partecipanti.

Per quanto riguarda la connettività di rete interna, i partecipanti hanno mostrato una netta preferenza per le tecnologie di rete cablate, che si tratti di una connessione LAN diretta col router o di una combinazione di LAN e Powerline. Il 36% si affida invece al wifi (da notare: il 47% di essi è italiano).

Connubio perfetto delle caratteristiche “must-have” menzionate dai gamer in base all’infrastruttura impiegata, i FRITZ!Box includono di fabbrica tutte le funzionalità più rilevanti. Con le loro porte LAN gigabit posizionate sia sul router sia sugli adattatori Powerline e l’integrazione della tecnologia wireless AC, che offre una capacità di trasmissione fino a 1,3 Gbit/s, i FRITZ!Box 7490 e 3490 offrono velocità elevatissime out-of-the-box. La cifratura del traffico wifi (la chiave WPA2 è specifica per ogni singolo FRITZ!Box) e alla tecnologia push botton (WPS), l’installazione della rete wireless è estremamente rapida e sicura. Il traffico internet, d’altra parte, passa attraverso il firewall incorporato. La configurazione di regole per l’inoltro di porte sul firewall assicura la fruibilità protetta di giochi condotti in modalità multiplayer. Le opzioni per la prioritizzazione del traffico verso PC, console o dispositivi mobili utilizzati per il gaming contribuiscono enormemente alla stabilità della connessione.

L’idoneità del FRITZ!Box come router perfetto per i fan del gaming è confermata da un’ulteriore analisi delle risposte: è interessante notare come il 62% dei partecipanti che non ha segnalato problemi con la configurazione del router utilizzi un FRITZ!Box; il 68% di coloro che ha riportato problemi utilizza invece router di altri produttori. Continua a leggere

I gamer italiani? Giovani e attenti alla sicurezza


I risultati del sondaggio condotto da AVM lo scorso maggio con il coinvolgimento di quasi 13.000 gamer di Italia, Germania e Paesi Bassi, ha permesso di delineare un profilo ben definito dei partecipanti italiani. Le loro risposte potrebbero, a prima vista, sembrare molto simili a quelle fornite a livello europeo ma, entrando più nei dettagli, si ravvisano numerose differenze.AVM_Logo

Berlino | Con ben 5322 partecipanti, 4.876 dei quali hanno affermato di giocare da circa cinque ad oltre venti ore la settimana, il coinvolgimento dei gamer italiani al sondaggio condotto da AVM prima dell’estate è stato sorprendentemente alto. Grazie all’abbondanza di dettagli fornita, è stato possibile cogliere quanto il gamer italiano sia una “specie” a sè stante, solo in apparenza simile alle sue controparti internazionali.

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Poche similitudini, molte discrepanze
Per quanto riguarda le similitudini, la piattaforma di gioco preferita è, in Italia come nel Nord Europa, il PC (oltre l’86% dei partecipanti italiani), seguito dagli smartphone, selezionati, sia in combinazione con PC e console sia come piattaforma di gioco esclusiva, dal 57% dei gamer italiani. La connessione di rete impiegata per la modalità di gioco multiplayer online è, come negli altri Paesi, preferibilmente di tipo cablato (via LAN o Powerline), ma l’uso del wifi è decisamente maggiore in Italia rispetto agli altri Paesi.

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Di particolare interesse anche il dato inerente il router utilizzato e i giudizi sulla qualità della connessione. A differenza di Germania e Paesi Bassi, in Italia sembra non esserci un leader di mercato tra i router. Alla luce dell’eterogeneità dei produttori e dei modelli di router citati, la costantemente scarsa qualità della connessione lamentata dal 5% dei partecipanti ed i problemi occasionali menzionati dal 27% degli utenti, svelano da un lato una debolezza di natura infrastrutturale della rete internet nazionale, ma testimoniano allo stesso tempo uno sviluppo incoraggiante: circa il 67% delle risposte (oltre 4000 hanno lasciato un commento) annoverano una connessione da buona a eccellente. Sebbene tale percentuale risulti più bassa rispetto agi altri due Paesi, la graduale diminuzione del Digital Divide è evidente.

Un’ulteriore interessante discrepanza tra i tre Paesi è insita nelle preferenze per i generi di gioco: mentre altrove i giochi di strategia sono quelli che vanno per la maggiore con oltre il 46% delle preferenze, in Italia questa tipologia di giochi ottiene solamente il quarto posto in classifica, insieme ai giochi di ruolo, col 39,3% dei voti, laddove questo genere in particolare è apprezzato soltanto dal 23% degli utenti di Germania e Paesi Bassi. L’opposto avviene invece per i giochi d’azione, in cima alla classifica italiana col 58,7% delle preferenze, genere che attira nel Nord Europa solo il 36,5% dei gamer. Anche i giochi online sono più apprezzati in Italia che altrove: con una preferenza di oltre il 44%, questo genere supera del 13% i giudizi positivi di Germania e Paesi Bassi. Un dato quasi al limite dello stereotipo è infine la preferenza accordata dai gamer italiani ai giochi di sport: il livello di apprezzamento supera di un buon 8% la media nordeuropea.

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Le differenze nei gusti potrebbero derivare dalla chiara differenza di età dei giocatori: mettendo a confronto i tre Paesi europei emerge ad esempio che i giochi di strategia e di ruolo siano più apprezzati con l’aumentare dell’età del pubblico: la maggior parte degli intervistati italiani ha un’età compresa tra i 18 e i 49 anni (oltre l’89% dei partecipanti), i teenager rappresentano solo il 5,3% del contributo italiano così come la fascia d’età 50-69 (5,2% dei partecipanti). La fascia senior (+70), che nel nord europa risulta interessata all’universo videoludico in Italia è praticamente assente.

I gamer italiani più giovani sono anche quelli più interessati alla sicurezza rispetto agli altri Paesi e vorrebbero che il proprio router assicuri loro una maggior protezione. I teenager e la fascia d’età 18-29 rappresentano, insieme, il 60% dei partecipanti che hanno infatti indicato la sicurezza come una delle caratteristiche fondamentali del router ideale per il gaming, contro l’11% dei partecipanti di Germania e Paesi Bassi, dove i teenagers hanno del tutto tralasciato questo punto. Non si osserva invece alcuna differenza per quanto riguarda le due caratteristiche fondamentali che il router ideale dovrebbe avere: in Italia, come negli altri due Paesi, stabilità e velocità sono considerati la chiave per un’esperienza di gioco ottimale.

Un’ultima discrepanza, ma non meno interessante, riguarda la quota rosa: la partecipazione dei gamer di sesso femminile è stata scarsa ovunque ma in Italia decisamente più elevata che negli altri Paesi. Le lady gamer italiane appartengono generalmente alla fascia d’età <18-39 (circa il 70%) e trascorrono tra le 10 e le 20 ore settimanali con i videogiochi, preferibilmente su PC e smartphone.

Note per i redattori

AVM è a GamesWeek, FieramilanoCity, Padiglione 3, stand B15!

La serie di articoli sul gaming continua! Prossime comunicazioni:

  • Le aspettative dei gamer in merito al router perfetto per le proprie esigenze

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Il gamer europeo? E’ maschio, ha tra i 18 e i 40 anni ed ama giocare su PC


I risultati del sondaggio condotto in Germania, Italia e Paesi Bassi da AVM, specialista berlinese delle comunicazioni, ha visto coinvolti oltre 12.600 gamer ed ha
fatto emergere molte similitudini tra i tre Paesi. Il sondaggio ha confermato le recenti statistiche relative a trend e abitudini dei gamer europei, pubblicate da illustri istituti di ricerca negli ultimi due anni, ma ha anche evidenziato significative differenze culturali.AVM_Logo

Berlino | I gamer coinvolti nel sondaggio promosso lo scorso maggio da AVM per meglio comprendere i bisogni dei suoi utenti in Germania, Italia e Paesi Bassi, hanno piacevolmente sorpreso lo specialista delle comunicazioni. Su oltre 15.000 partecipanti, sono stati 12.616 gli utenti che hanno risposto in modo dettagliato alle domande riguardanti le loro preferenze ed abitudini, le infrastrutture in uso ed i relativi problemi (se presenti) e comunicato le proprie aspettative in merito al router perfetto per i gamer.

 La dovizia di dettagli condivisi dai 12.616 utenti conferma la supposizione secondo la quale essi appartengano ad un segmento particolarmente edotto di tecnologie informatiche all’interno del gruppo dei gamer, la stragrande maggioranza dei quali risulta di genere maschile (96%) e di età compresa tra 18 e 40 anni. Quanto alla “quota rosa”, ha prevalentemente un’età compresa tra i 40 e i 49 anni e si concentra principalmente nei Paesi Bassi con il 7% (tra coloro che hanno indicato il sesso), seguiti dalla Germania col 3.7% e dall’Italia col 2.6%.

Tornando alle fasce d’età, il sondaggio ha evidenziato un fattore comune: non esiste un’età specifica per il gioco. Il 29% dei partecipanti che ha indicato la propria età ha tra i 18 e i 29 anni, il 23% ha dai 30 ai 39 anni, il 22% ha invece dai 40 ai 49 anni mentre il 14% appartiene alla fascia d’età 50-59. I minori di 18 anni e gli over 60 e 70 hanno totalizzato complessivamente il 12%. Una differenza emerge tuttavia in base al Paese d’appartenenza dei gamer: in Italia, il gruppo di <18 e over 60 vede i teenager farla da padroni, mentre la fascia over 70 è praticamente assente.

Un altro risultato omogeneo riguarda la piattaforma di gioco prediletta, ossia il PC, menzionato da oltre l’82% dei partecipanti. Per quanto riguarda l’infrastruttura in uso, l’opzione primaria è rappresentata dalla connessione cablata via LAN o Powerline (63%), laddove però la maggior parte degli utenti wireless si trova in Italia, portando alla conclusione che le tecnologie Powerline nello specifico non godano nel nostro Paese della stessa diffusione di cui beneficiano altrove, un risultato indubbiamente aperto a variazioni nel corso del tempo.

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Relativamente alle abitudini di gioco, la maggior parte dei partecipanti ha dichiarato di giocare per meno di 5 ore alla settimana (33%), 3.643 partecipanti giocano tra le 5 e le 10 ore settimanali, seguiti a breve distanza da un 23% che trascorre dalle 10 alle 20 ore a settimana con i videogiochi. I partecipanti che dedicano invece oltre 20 ore settimanali rappresentano solamente il 15% del totale. Un dato interessante: coloro che giocano per più ore utilizzano solitamente il PC (il 91% gioca per oltre 20 ore a settimana), mentre i giocatori che fanno uso esclusivo di console e/o dispositivi mobili giocano per meno di 5 ore. Oltre a ciò, i partecipanti che hanno dichiarato di giocare a 4 o più diversi generi di videogames (6%) si dilettano solitamente per oltre 20 ore settimanali.

Andando a scavare più in profondità tra i generi preferiti dai gamer, troviamo in cima alla classifica i giochi d’azione, scelti dal 45% dei partecipanti, seguiti dai giochi sparatutto (scelti dal 44% dei partecipanti totali e dal 63% di quelli appartenenti alla fascia d’età 18-29), strategia (43%) e giochi online (36%). Le piattaforme predilette sono PC e smartphone per pressoché tutte le categorie di gioco; in misura assai inferiore vengono poi utilizzati console e dispositivi mobili. Un’eccezione degna di nota è rappresentata dai giochi d’avventura, per i quali si prediligono solitamente console, smartphone e tablet (86% di tutti i giocatori del genere avventura).

Relativamente ai giochi online, tipologia classificatasi al quarto posto tra i generi preferiti, i gamer preferiscono la modalità multiplayer e giocano tra le 10 e le 20 ore settimanali.

Le differenze riscontrate tra le preferenze appaiono strettamente legate all’età dei partecipanti al sondaggio: mentre i gamer fino ai 39 anni di età prediligono i generi sparatutto, azione e online, questa preferenza tende a diminuire dopo i 40 in favore dei giochi di strategia e di ruolo.

Il sondaggio includeva anche domande riguardanti la qualità della connessione, fattore decisamente essenziale per i gamer. Oltre il 70% dei partecipanti ha lasciato un commento sul tema ma solo il 20.3% ha riportato una qualità della connessione a volte o quasi sempre scarsa: un’incoraggiante valutazione riguardo all’attuale livello di connettività di cui gli utenti possono beneficiare. Si nota tuttavia una significativa discrepanza tra i valori registrati nell’Europa settentrionale e quanto indicato dagli utenti italiani: oltre il 73% dei giudizi negativi (il 14% dei gamer che hanno risposto a questa domanda) provengono dall’Italia e rappresentano oltre 1/3 degli italiani che hanno risposto a questa domanda (4.008). Considerando che, a differenza della Germania, il panorama di router adottato dagli italiani è molto eterogeneo, le motivazioni di un tale feedback sono da ricondursi a difficoltà infrastrutturali generalizzate e ai limiti della rete.  Da qui si deduce l’importanza dell’avere un router in grado di garantire la massima stabilità della banda di cui il gamer può fruire all’interno della propria rete.

Stabilità, prioritizzazione e velocità sono soltanto alcune delle caratteristiche del FRITZ!Box. Un interessante dato di fatto confermato dai numeri: solo il 5% dei gamer che dichiara di possedere un FRITZ!Box (56% dei 12.096 utenti che hanno svelato il produttore del proprio router) ha lamentato problemi di connettività, in confronto al 36% di coloro che utilizzano router di terze parti.

Note per i redattori

AVM è a ROMICS, Fiera Roma, Padiglione 5, stand B33 – presso Wind!

La serie di articoli sul gaming continua! Prossime comunicazioni:

  • Risultati del Survey in Italia
  • Le aspettative dei gamer in merito al router perfetto per le proprie esigenze

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