Di nuovo il podio per Snom Italia per il fatturato record


Consolidare le partnership che hanno dato luogo ad un 2017 eccezionale e sviluppare nuove opportunità di business sul territorio nazionale sfruttando al meglio i nuovi trend di mercato grazie all’introduzione di numerosi nuovi prodotti: questa la strategia di Snom per il 2018.

Milano – Un anno all’insegna della crescita e un bilancio 2017 straordinario per la filiale italiana di Snom, che si attesta seconda in classifica per fatturato, battuta solo dalla Germania e seguita dalla Francia. Questi i risultati del team guidato da Fabio Albanini, che, grazie al successo delle strategie implementate negli anni, oggi ricopre il ruolo di Head of Sales South of Europe ed è responsabile degli uffici commerciali di Snom in Francia, Spagna, Portogallo, Malta e Israele oltre alla filiale italiana. “Nel 2017 il numero delle unità vendute in Italia è cresciuto notevolmente dando luogo ad un incremento del fatturato del 47%, anche grazie al consolidamento delle importanti collaborazioni siglate con i principali Carrier sul territorio nel 2016” rivela Albanini, che conferma, che l’aumento del numero di operatori telefonici che oggi propongono il VoIP e/o piattaforme UC complete alla propria clientela business anche in modalità “as-a-Service” ha cagionato un forte cambiamento di rotta da parte dei tradizionali installatori telefonici. Questi si aggiungo oggi alla pletora di specialisti delle reti nella ricerca di terminali IP con cui sia possibile replicare la robustezza delle infrastrutture della telefonia classica, con – però – tutti i benefici delle nuove tecnologie in termini di convergenza dati/voce.

Fabio Albanini, Head of Sales South of Europe, Snom

“La fruibilità di servizi di telefonia erogati alle aziende via SIP-Trunk o tramite piattaforme cloud a canone mensile e ad un costo nettamente inferiore a quello cui erano avvezze con i centralini classici, ha contribuito alla definitiva consacrazione del VoIP in Italia”, aggiunge Albanini. “Grazie a queste formule innovative, l’utilizzo della telefonia IP a livello aziendale è sempre più pervasivo”. Ma non solo. Dall’iniziale corsa al risparmio sui costi della telefonia, per cui ogni soluzione alternativa al centralino classico era ben accetta, il mercato oggi non scende più a compromessi in termini di affidabilità e qualità delle infrastrutture VoIP, le aziende desiderano avvalersi di strumenti, come i telefoni IP firmati Snom, che assicurino tali caratteristiche. “Questo è uno dei principali motivi per cui i nostri corsi di certificazione sono sempre più ambiti e ci aspettiamo un ulteriore incremento nel 2018” conferma Albanini. Nel tempo il numero di partner certificati Snom sul territorio italiano è cresciuto esponenzialmente, attestandosi a oltre 300 nel corso dello scorso anno. “I rivenditori si rivolgono a Snom per il programma partner sviluppato su misura per loro e consolidato nel tempo, certi di potersi avvalere dell’assistenza tecnica erogata direttamente dalla filiale italiana, e perché tramite il portale partner, attualmente in fase di redesign, accedono in qualsiasi momento a informazioni utili per le proprie attività quotidiane”, chiosa Albanini.

Un altro pilastro su cui poggia il successo di Snom in Italia nel 2017 sono i frutti raccolti dalla forte collaborazione instauratasi con la nuova casa madre, VTech, che ha combinato in maniera ottimale la carica innovativa e la competenza di Snom con la propria esperienza nella produzione su scala industriale. Ciò ha consentito a Snom di abbattere i costi di produzione di tutte le proprie linee di terminali IP, rendendo l’implementazione di infrastrutture per la telefonia VoIP di alta qualità accessibile anche a nuovi bacini di utenza tra le piccole e medie aziende. “Come nel 2017 anche i nuovi device attesi per il 2018 si riveleranno interessanti sia per l’alto grado di ingegnerizzazione sia per il pricing, ne sono un esempio i tre nuovi terminali IP annunciati a inizio gennaio”, asserisce Albanini, che non manca di sottolineare quanto l’ottimo lavoro di squadra di tutti i membri del team di Snom Italia si sia rivelato essenziale per la buona riuscita dell’anno appena concluso.

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Snom si presenta all’inizio dell’anno con tre prodotti avanzati.


Nuovo telefono IP di punta, il D785, nuova soluzione DECT Single-Cell compatibile con GAP, e nuovi altoparlanti aggiuntivi per la soluzione per conferenze.

Berlino – Con il debutto del nuovo anno, Snom, specialista berlinese della telefonia IP, annuncia un nuovo apparecchio per ognuna delle sue linee di prodotto primarie. Indubbiamente eccezionale, il nuovo D785 è ora disponibile anche in Italia. Ad esso si aggiunge il nuovo M215 SC, un bundle IP-DECT dal prezzo vantaggioso ed un design attraente. Per ciò che concerne il settore delle conferenze, il modulo di espansione C52-SP consente di estendere la portata audio. Tutti i prodotti sono già disponibili.

„Siamo molto felici di rendere disponibile il nuovo D785 in grandi quantità”, – afferma Armin Liedtke, Head of Global Sales di Snom- “Molti clienti aspettano con ansia il nostro nuovo capolavoro!” Lo Snom D785 fa parte della generazione di telefoni più innovativa e avanzata di Snom. Con il nuovo design elegante, il grande display a colori ad alta definizione e il secondo pratico display questo telefono, il cui prezzo di listino raccomandato è di € 271, offre tutte le funzioni per soddisfare ogni esigenza.

Lo M215 SC completa il portafoglio DECT over IP per SoHo. La soluzione DECT compatibile con GAP (Generic Access Profile) non offre solo un buon rapporto qualità-prezzo ma consente anche di usufruire di tutta la gamma di funzioni di telefonia avanzata, per cui Snom è noto.

Alla stazione base dello M200 SC possono essere collegati fino a sei terminali cordless M15 SC di Snom. Questi telefoni possono gestire fino a sei differenti account SIP e quattro telefonate contemporanee. Grazie al grande display, la tastiera illuminata e un’eccellete qualità del suono, lo M15 SC amplia con stile la linea di prodotti DECT di Snom nonostante sia particolarmente competitivo: il prezzo di listino raccomandato per il cordless e per la stazione base a cella singola ammonta a € 122.

Il modulo di estensione C52-SP senza fili per i telefoni da conferenza C520-WiMi consente di beneficiare delle conferenze telefoniche sia in sale riunioni particolarmente capienti sia in uffici dislocati in stanze diverse. Al telefono per conferenze Snom C520-WiMi possono essere connessi fino a tre dispositivi wireless C52-SP, che fungono da vivavoce a tutti gli effetti. Il prezzo di listino raccomandato è di € 149.

„Presentando già a gennaio ben tre prodotti innovativi ci siamo mossi in tempo da record” conferma Liedtke, “dato che per il 2018 prevediamo molte novità, questo non rimarrà certo l’unico annuncio, neanche per il mese di gennaio.”

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Le previsioni di G DATA per il 2018: i cybercriminali puntano a Bitcon & Co.


Società, criptovalute e IoT sempre più spesso nel mirino dei cybercriminali.

Anche nel 2017 il ransomware è stato il protagonista dell’anno per quanto concerne la sicurezza IT. WannaCry e NotPetya hanno dimostrato che i criminali hanno perfezionato le proprie tecniche e che le aziende sono oggetto di attacchi mirati. Gli esperti di sicurezza G DATA non possono dichiarare il cessato allarme per il 2018, al contrario si aspettano un ulteriore incremento del livello delle minacce. A fronte di tassi di interesse sul capitale sempre più bassi, un crescente numero di persone investe in criptovalute come i Bitcoin. I cybercriminali non sono da meno, hanno creato nuovi modelli di business illegale particolarmente lucrativi e tentano di accaparrarsi la propria fetta di criptovalute con script per il mining e altri attacchi.

G DATA prevede di chiudere il 2017 con la rilevazione di almeno dieci milioni di nuovi ceppi di malware per Windows e più o meno tre milioni e mezzo per Android. Le statistiche mostrano che il livello di minaccia è in costante aumento. Molte attività quotidiane come le transazioni bancarie o gli acquisti vengono effettuate online. La conduzione di tali attività diventa di giorno in giorno sempre più semplice grazie all’utilizzo di supporti operativi quali gli assistenti vocali e ad una migliore fruibilità. Cosa che aumenta altresì il raggio d’azione dei criminali.

“I Bitcoin e le altre criptovalute stanno infrangendo record su record. Sempre più persone si interessano alle valute digitali. I criminali sfruttano questo trend, focalizzandosi sempre più sugli utenti Internet attivi in questo ambito “spiega Tim Berghoff, G DATA Security Evangelist. “Inoltre, ci aspettiamo di vedere molti più attacchi su larga scala condotti ai danni di piattaforme che in precedenza non erano mai state prese in considerazione, dato che solo di recente soluzioni IoT, come gli assistenti personali digitali e i dispositivi domotici, sono entrati nel mercato di massa.

Sicurezza IT: previsioni 2018

  • Maggiore attenzione all’IoT: i dispositivi intelligenti sono presenti tanto in ambito residenziale quanto aziendale / industriale. L’Internet of Things non è più solo una moda, per molti utenti è uno strumento quotidiano. Nel 2018 i cybercriminali daranno vita ad attività illegali mirate.
  • Attacchi ransomware in crescita: nel 2017 i cybercriminali hanno ottenuto enormi profitti dall’utilizzo di questa forma di estorsione virtuale. Le tecniche sono diventate sempre più raffinate. In virtù di ciò, per il 2018 ci si attende un’ulteriore aumento dei malware che chiedono un riscatto.
  • Estorsione di dati riservati: il furto di dati è stato un business estremamente lucrativo per molti anni. In passato i cybercriminali hanno messo in vendita i dati ottenuti sul dark web. Gli esperti di G DATA hanno però riscontrato un trend diverso: le aziende a cui sono stati criminali minacciano le aziende alle quali hanno estorto illegalmente i dati richiedendo un riscatto.
  • Attacchi agli assistenti vocali: Sempre più utenti si affidano ad assistenti personali come Siri e Alexa. Nel 2018, gli esperti di sicurezza G DATA si aspettano primi attacchi di successo contro queste piattaforme e la nascita dei primi (?) modelli di business redditizio.
  • Nuove normative sulla protezione dei dati: La data d’entrata in vigore del GDPR Europeo si avvicina inesorabilmente. La nuova normativa entrerà in vigore il 25 maggio 2018. Molte società sono ancora molto indietro in termine di conformità alle nuove leggi. Entro la data di scadenza, le aziende dovranno garantire che i dati sensibili dei propri clienti vengano elaborati e tutelati nel rispetto della legge. G DATA ritiene che circa il 50% delle aziende non si sarà adeguato integralmente al contenuto della normativa europea prima della sua data di decorrenza.
  • Criptovalute come vettore di attacco: L’euforia generata dalle criptovalute rievoca la corsa all’oro del diciannovesimo secolo. A fronte di un investimento sempre più massiccio in monete digitali, i cybercriminali stanno compiendo sforzi concertati con l’intento di derubare gli utenti.

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 Sicuro è sicuro


Ovvero: come la Germania sta mettendo a rischio la propria reputazione di Paese con le più severe leggi sulla tutela della privacy. 

Bochum – Nelle scorse settimane si sono susseguite discussioni su sorveglianza, trojan di Stato e backdoor obbligatorie. Alcune iniziative spalleggiate da membri del Governo tedesco sono state fortemente criticate. Queste discussioni mettono a rischio il ruolo della Germania come suolo fertile per lo sviluppo di soluzioni di sicurezza, quando invece la Germania dovrebbe fare il possibile per rimanere la nazione con il più alto standard di tutela della privacy e di protezione dei dati al mondo.

Poco prima di una conferenza tra i Ministri dell’Interno dei singoli Land tedeschi tenutasi a Lipsia, il network RND (articolo in tedesco) ha riferito che il ministro Thomas de Maizière intendeva fare pressione affinchè lo “spionaggio di Stato su veicoli privati, computer e TV intelligenti” fosse concesso, con riferimento ad un’iniziativa del Dipartimento di Giustizia con cui è stato ampliato lo spettro delle misure di sorveglianza a disposizione delle forze dell’ordine come stabilito il 22 giugno scorso. Tra le misure figura anche la sorveglianza dei “sistemi IT” di chi è sospettato di crimini conclamati. Quest’appendice, nota con il nome di “sorveglianza delle telecomunicazioni alla fonte”, è stata al centro di accese discussioni in Germania. Il modo in cui le disposizioni sono state convertite in legge dal Parlamento tedesco ha suscitato forti critiche da parte di alcuni funzionari federali tra cui l’ex commissario federale per la protezione dei dati (cfr. il nostro Garante) Peter Schaar. Oltre alle rimostranze su misure potenzialmente dimensionate per una sorveglianza di massa è emerso anche il dubbio in merito alla costituzionalità del provvedimento.

Tornando al reportage su RND, l’unica interpretazione possibile del testo lascia pensare che tali misure obblighino i produttori ad implementare delle backdoor nei propri prodotti per consentire alle forze dell’ordine di accedere a certe informazioni. In realtà, durante la conferenza si è discusso solo di come assicurare alle forze dell’ordine i mezzi tecnici per eseguire un mandato una volta emesso dal giudice, poiché spesso i mandati non possono essere attuati a causa dei sistemi di sicurezza, presenti sia nei veicoli sia negli edifici residenziali.

Da tutto ciò traspare tuttavia l’enorme conflitto tra il desiderio di garantire alle autorità efficacia e capacità di agire e la questione sulle circostanze in cui tali misure sconfinano in una invasione della privacy.

Un conflitto con conseguenze

Di fronte agli effetti di una discussione sulla sorveglianza e sui “trojan di Stato” la posizione del singolo perde di rilevanza. La preoccupazione principale è che vengano implementate leggi che indeboliscano eventuali misure di sicurezza efficaci, un dubbio sollevato dal reportage di RND in Germania come all’estero. I dibattiti riguardanti l’accesso a dati criptati, l’estensione dell’uso di tecnologie per la videosorveglianza e per il riconoscimento facciale sono infatti attentamente seguiti anche negli altri Paesi. Ne è un esempio Edward Snowden che ha affermato che stiamo affrontando “un’ondata di pensiero illiberale” se anche nazioni come la Germania vogliono imporre backdoor per abilitare una sorveglianza occulta. Anche Norbert Pohlmann dell’associazione tedesca dell’industria Internet “eco” conferma che anche solo la mera discussione di nuove misure di sorveglianza indebolisce la fiducia degli utenti nelle tecnologie che fanno uso di Internet e danneggia gravemente gli e-tailer.

Clienti preoccupati e media internazionali ci hanno chiesto di commentare l’argomento. Sembra che l’immagine di una Germania quale Paese con le più rigide leggi e i più severi standard sulla protezione dei dati e della privacy inizi a vacillare, con conseguenze non solo per il mondo della sicurezza IT ma anche per l’intera industria tecnologica e il suo indotto: chi desidera acquistare una nuova smart TV, temendo che si possa trasformare in un teleschermo orwelliano, o viaggiare in un’automobile “connessa” temendo che i propri dati vengano trasmessi a terzi?

Dalle rivelazioni di Snowden ai documenti Vault7, è ormai evidente fino a che punto in alcuni Paesi le autorità sono autorizzate a spiare e ad intercettare le conversazioni di qualsivoglia individuo, senza alcun serio controllo esterno. Da Vault7 peraltro è scaturito l’exploit Eternalblue, reso noto e subito adattato dai cybercriminali che l’hanno implementato nel ransomware Wannacry, un esempio che sottolinea la pericolosità dei malware di Stato: è difficile tenere segreti strumenti di questo tipo indefinitamente. Se poi cadono nelle mani sbagliate, offrono ai cybercriminali i nostri dati più riservati e sensibili su un piatto d’argento. Ecco perché da sempre G DATA si impegna nella sua “no backdoor policy”, non abbiamo nessuna intenzione di cambiare posizione al riguardo e di dibattiti sull’utilizzo di backdoor da parte dello Stato ne abbiamo visti tanti.

Ad oggi le iniziative del Dipartimento di Giustizia tedesco così come lo stesso Ministero dell’Interno non hanno ancora fornito argomentazioni conclusive sulle modalità di applicazione di ipotetiche misure senza che queste compromettano l’intero ecosistema della sicurezza IT e la privacy: troppo sproporzionati a nostro avviso gli effetti collaterali negativi rispetto ai potenziali benefici (anche di misure utili).

G DATA confida e si augura che il nuovo governo si impegnerà a chiarire qualsiasi malinteso e a sostenere la reputazione della Germania quale Paese con la legislazione più rigida a livello mondiale in termini di privacy e protezione dei dati, oltre che a respingere ogni tentativo di indebolimento degli attuali standard di sicurezza.

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Smart Home: uno standard, libera scelta di prodotti? Non solo un sogno con DECT ULE


Mentre diversi protocolli lottano per disputarsi per il primato, uno standard per la comunicazione senza fili ben consolidato si è evoluto in un ecosistema articolato offrendo da subito un’infrastruttura per la smart home affidabile e accessibile a più produttori: DECT ULE (Ultra Low Energy).

Berna – L’attuale mercato dei dispositivi per la domotica venduti ai consumatori a prezzi contenuti è in forte crescita e sembra focalizzarsi primariamente sulla gestione energetica e la misurazione dei consumi attraverso prese, termostati e regolatori di umidità intelligenti, oltre che sulla sorveglianza. Nel corso degli ultimi anni, i produttori che si sono fatti un nome in questo mercato in rapida ascesa hanno adottato protocolli differenti (Bluetooth, En-Ocean, HomeMatic, KNX, WLAN, Z-Way, ZigBee) per integrare i propri prodotti “smart home” nella rete domestica dei consumatori e assicurare loro l’accesso remoto a dispositivi e applicazioni domotiche. Mentre in altri settori industriali questa diversificazione ha favorito l’evoluzione, non è stato così in ambito domotico, ora sovraccarico di innumerevoli dispositivi spesso neanche compatibili tra loro sebbene usino lo stesso protocollo, obbligando l’utente ad impiegare dozzine di app sul proprio smartphone per accedere e gestire ogni singolo attuatore o sensore. Ormai è assolutamente chiaro che consentire a più vendor di appoggiarsi ad una singola centrale per la gestione dei dispositivi attraverso l’impiego coerente di un unico protocollo cifrato per l’automazione domestica favorirà una più ampia adozione della domotica presso gli utenti finali e una più sana competizione tra i produttori.

L’interoperabilità? Riduce tempi e costi trasformando la domotica in un business vantaggioso!

L’interoperabilità è un criterio chiave per i produttori che desiderano avvalersi delle opportunità di cross-selling dei propri prodotti sui clienti condivisi con altri vendor. Per gli utenti finali invece implica la possibilità di risparmiare tempo e costi approfittando di una forte semplificazione della gestione della propria casa o dell’ufficio domotizzato. La ULE Alliance ha sviluppato il protocollo HAN FUN che, se implementato nelle stazioni base e nei vari nodi, consente ad una singola stazione base DECT, terminale DECT o app per smartphone di gestire i dispositivi di diversi produttori. Considerando che una singola rete DECT ULE supporta fino a 2.000 attuatori e sensori, non ci sono limiti alla libertà di scelta garantita dall’uso di router che supportino lo standard DECT ULE / HAN FUN e che gestiscano videocamere di sorveglianza, sensori per l’umidità, sensori per porte e finestre, sensori di movimento, fumo o anidride carbonica, termostati, prese intelligenti e ovviamente i telefoni cordless DECT!

A chi serve DECT ULE?

Utenti finali

E’ davvero palese perchè i consumatori dovrebbero richiedere dispositivi compatibili con lo standard DECT-ULE / HAN FAN: sono a prova di futuro, interoperabili, estremamente efficienti dal punto di vista energetico (molti nodi sono operativi per anni con una singola batteria AAA) e presentano una curva di apprendimento minima. Tutti conoscono il DECT nella sua forma elementare di stazione base DECT a sè stante corredata da uno o più telefoni cordless. Qualora un router (p.es. FRITZ!Box di AVM o i router Lantiq ora Intel oppure i router Speedport forniti da Deutsche Telekom alla clientela tedesca) integri una stazione base DECT (CAT-iq), permette ai dispositivi domotici di utilizzare la linea Internet (xDSL, fibra o LTE) per la trasmissione di dati via IP. Grazie a queste implementazioni, i dispositivi DECT ULE sono connessi a Internet e sono controllati da un cordless DECT o dal router, rendendo questa una delle reti più semplici da installare per fruire della domotica a bassissimo consumo energetico. Anche la portata del segnale DECT ULE non ha nulla da invidiare alla concorrenza. Con distanze di fino a 70 m nell’abitazione e oltre 300 m all’esterno, offre connettività a qualunque sensore di controllo domotico, per la sicurezza o il monitoraggio ambientale, nella stragrande maggioranza degli scenari d’uso domestici. Il protocollo garantisce altresì una bassa latenza, consentento il collegamento di un attuatore alla base, l’invio di un segnale e la disconnessione in meno di 50 millisecondi. I nodi si avviano e comunicano solo se attivati, come nel caso di un contatto magnetico per il monitoraggio dell’apertura della porta qualora essa venga aperta. Anche questo contribuisce al risparmio energetico.

Per coloro che prestano maggior attenzione alle vulnerabilità di cui sono spesso affetti i dispositivi IoT, il protocollo DECT ULE usa una cifratura AES da 128 bit per tutelare la trasmissione dei dati, sebbene non sia necessario, dato che tale scambio di informazioni ha luogo su una frequenza dedicata e protetta (1900 MHz), che non disturba né deve condividere, né è soggetta alle interferenze dovute a wifi, Bluetooth o altre frequenze usate per scambiare dati.

Carrier

I benefici per gli operatori Internet sono altrettanto interessanti. Nel prossimo futuro le aziende che forniscono connettività non si differenzieranno le une dalle altre tanto per i servizi internet forniti o in base al prezzo del servizio ma sul valore aggiunto che apporteranno alla rete domestica dell’utente tramite i propri router, se ne impongono l’uso ai propri clienti, come avviene ancora in molti casi in Italia. Per questo motivo gli operatori dovrebbero considerare l’uso delle infrastrutture DECT già esistenti (il proprio router e i telefoni cordless) presso la propria clientela, al fine di consentire agli utenti di beneficiare di tutti i vantaggi della smart home in tutta sicurezza grazie a DECT-ULE / HAN FUN. Una soluzione che i carrier possono implementare facilmente a basso costo, dato che, nella maggior parte dei casi, il chip DECT esistente non va sostituito ma solo aggiornato. Peraltro questo è il motivo per cui uno degli operatori leader in Europa, la Deutsche Telekom, offre da un paio d’anni ai propri clienti router “smart home” basati su DECT-ULE e ha iniziato a produrre componenti per la domotica che nel prossimo futuro potrebbero persino essere compatibili con router di terze parti grazie a HAN FUN.

Produttori

Per quanto riguarda i produttori invece, il protocollo DECT (Digital Enhanced Cordless Telecommunications) è una tecnologia per la trasmissione audio ben consolidata e nota a livello mondiale. Utilizzata dal 1993 nei telefoni cordless, trova impiego presso oltre 600 milioni di abitazioni in oltre 100 Paesi. L’enorme parco installato di DECT e l’efficienza energetica senza pari del suo più recente sviluppo, DECT ULE, aprono lo standard della telefonia senza fili ad un potenziale impiego di massa della domotica e della comunicazione macchina-macchina (M2M), dando vita ad una piattaforma standardizzata per la smart home e per l’automatizzazione degli uffici a cui i clienti sono già avvezzi.

Ecco perché la ULE Alliance, con sede in Svizzera, promuove da tempo l’adozione dello standard DECT ULE e conta già su numerosi produttori di chip, dispositivi domotici e operatori internet in tutto il mondo. Tra i membri attuali della ULE Alliance figurano tra gli altri Aastra, AVM, Crow, Dialog Semiconductor, DSP Group, DT, Cisco, Ericsson, Gigaset, Huawei, IntelIntel, Netgear, Ooma NEC, Panasonic, Sercomm, SGW Global, Quby, VTech, Zyxel.

G DATA estende le funzioni di sicurezza ai portafogli Bitcoin


Tecnologie di protezione proattive disponibili da ora in tutte le soluzioni di sicurezza G DATA Business e Consumer.

Bochum – Le criptovalute sono uno dei temi caldi del momento. Bitcoin, Ethereum e similari hanno infranto record su record. In due anni le transazioni in Bitcoin sono esplose su scala mondiale attestandosi a circa 370.000 al giorno (fonte: Blockchain – settimana dal 27.11. al 4.12.2017) grazie ad un numero di fruitori in rapidissima ascesa. I cybercriminali vogliono sfruttarne la popolarità e trovare nuovi metodi per raggirare gli utenti. Per mettere al sicuro anche i portafogli digitali, i cosiddetti “wallet”, G DATA ha perfezionato le proprie tecnologie di difesa proattive al fine di garantire ai propri utenti, privati come aziende, una protezione completa. Le funzioni di protezione estese sono disponibili da subito con tutte le soluzioni di sicurezza G DATA.

Sono oltre 19 milioni i wallet di criptovalute sulla sola piattaforma Blockchain a livello mondiale (dati del 30 novembre 2017). Ovunque ci sia una forte richiesta e la prospettiva di ricchi guadagni, i criminali non sono lontani. Negli ultimi mesi gli esperti di sicurezza G DATA hanno rilevato un numero crescente di malware che non mirano esclusivamente ai tradizionali servizi bancari online ma integrano anche funzioni atte a carpire i dati di accesso al wallet di criptovaluta. Contrariamente al classico online-banking infatti, per accedere al portafoglio digitale in molti casi è sufficiente procurarsi la password. G DATA reagisce a questa minaccia ai danni di chi utilizza Bitcoin ed estende la propria protezione anche ai più comuni portafogli di criptovaluta PC-based, tutelandoli contro l’accesso non autorizzato attraverso malware e contro transazioni indesiderate.

Aggiornamento gratuito per i clienti G DATA

I clienti G DATA con una licenza in corso di validità beneficeranno automaticamente delle funzioni aggiuntive attraverso il regolare aggiornamento delle signature.

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