Ma io vorrei solo poter telefonare – Come esorcizzare il demonio della migrazione alla telefonia IP


E’ ormai un dato di fatto che anche in Italia abbia luogo da tempo una migrazione degli operatori dalle linee analogiche e ISDN (una tecnologia che nel nostro Paese non si è mai realmente affermata) verso l’erogazione di connettività internet o servizi di telefonia tramite protocollo IP. Nei Paesi germanofoni, dove l’ISDN era la tecnologia di base delle telecomunicazioni i carrier si sono dati persino scadenze (Deutsche Telekom entro il 2018, Swisscom entro il 2020) per la dismissione definitiva delle vecchie linee. Il passaggio alla connettività e alla telefonia via IP confronta i responsabili di infrastrutture e reti aziendali oltre che isystem integrator con l’impiego quasi obbligato di soluzioni e piattaforme basate su IP con tutte le nuove modalità di lavoro che ne derivano. Tra i cosiddetti “buzzword” del marketing, ora tramutatisi in una realtà da affrontare, figurano parole chiave quali all-IP, copertura mobile stabile, comunicazioni unificate, collaborazione di gruppo, telefonia via cloud e messaggistica.

Per non essere sopraffatti dalla pletora di offerte attualmente sul mercato, vale la pena di focalizzarsi su alcuni punti prima della migrazione, con l’intento di identificare eventuali ostacoli per evitarli. Il noto produttore di telefoni IP Snom identifica quattro punti cardine per una migrazione di successo.

1 – Identificare le reali esigenze

Le moderne telecomunicazioni combinano diverse modalità di interazione e dispositivi su una singola rete IP. Oltre al tradizionale telefono fisso vi sono anche la messaggistica istantanea, le conferenze telefoniche o video, l’integrazione di dispositivi mobili e relative applicazioni, Skype o altre applicazioni per PC per la trasmissione della voce, sistemi CRM e strumenti di collaborazione per attività di gruppo. Quali sono le funzionalità realmente necessarie? Quanto sono rilevanti per il singolo utente: Il meccanico di un’officina non avrà necessariamente bisogno della chat. Un responsabile vendite potrebbe preferire di essere reperibile sul proprio telefono mobile e/o su quello fisso usando un singolo interno (convergenza fisso/mobile). Infine, è necessario valutare soluzioni particolari, come l’adozione di telefoni cordless IP per i lavoratori che hanno la necessità di spostarsi spesso all’interno dell’edificio aziendale, o di server per l’elaborazione e riproduzione di allarmi o di sistemi per la diffusione monodirezionale di avvisi al pubblico o per la comunicazione bilaterale. Senza dimenticare anche le applicazioni tradizionali, quindi l’integrazione di sistemi CRM preesistenti nel nuovo mondo IP.

Le più avanzate soluzioni UC basate sullo standard SIP supportano nativamente la maggior parte di queste funzionalità, quindi la valutazione della piattaforma più consona passerà da un esame di eventuali ostacoli all’implementazione, come modelli di licensing poco trasparenti, incompatibilità con i sistemi preesistenti o una pressione inappropriata a migrare tutto nel cloud. Tutte ragioni più che sufficienti per non permettere che la migrazione su IP obblighi l’azienda a prendere decisioni affrettate riguardo a quale piattaforma per la comunicazione aziendale e quindi quale infrastruttura adottare.

Scegliere il centralino e i terminali più adeguati liberamente, è di indubbio beneficio in termini di concreta semplificazione e ottimizzazione della routine quotidiana ed evita il rischio di demandare ad un solo fornitore una tra le infrastrutture più critiche per un’azienda.

2 – Occhio alla qualità del servizio

Le installazioni tradizionali erano semplici: constavano di una rete fisica per l’infrastruttura IT e di un’altra separata per quella telefonica. Le due operavano in maniera indipendente l’una dall’altra senza interferenze. Oggi non è più così. Nelle infrastrutture “tutto su IP” la velocità e le prestazioni di rete sono diventate essenziali per la fruibilità dei servizi.
Per evitare lamentele da parte degli utenti è essenziale che la nuova infrastruttura si basi su un approccio votato alla qualità. Anche la più performante delle linee internet perde valore di fronte ad una malgestione del flusso traffico (voce/dati) nella rete IP aziendale. Ove possibile è raccomandabile implementare una rete virtuale prioritaria per il traffico voce (Voice VLAN), unitamente a switch che supportino il protocollo LLDP-MED. Ciò consente ai terminali IP di autoconfigurarsi per l’accesso alla rete “voce” mentre ai PC di collegarsi alla rete “dati”.
Un’altra discriminante per assicurarsi una buona qualità del servizio è che il router impiegato supporti la prioritizzazione del traffico tramite DiffServ (differentiated services). La disponibilità di questo meccanismo dovrebbe essere verificata con il carrier o il system integrator. Non da ultimo va verificato il livello di prestazioni del wifi aziendale: gli smartphone e i laptop dotati di applicazioni vocali o per l’elaborazione dati necessitano di molta banda sulla rete wireless.

3 – La sfida dell’implementazione

Quando si seleziona un terminale IP è utile tenere a mente il principio della funzionalità “plug & play”: i dispositivi devono potersi configurare automaticamente non appena collegati alla rete aziendale. Ciò non significa che l’installazione sia un gioco da ragazzi, l’amministratore di rete deve comunque assicurarsi che questa sia opportunamente configurata, in modo da non bloccare web proxy o pacchetti multicast.

Un altro punto da considerare è la personalizzazione dell’endpoint. La receptionist vuole essere in grado di contattare i colleghi utilizzando la selezione automatica, mentre l’assistente del direttore esecutivo preferisce utilizzare il tasto BFL (Busy Lamp Field) per rispondere alle chiamate in entrata. Se più persone condividono la stessa postazione di lavoro, ognuno vorrà avere il proprio accesso personalizzato allo stesso terminale (hot desking). Tutte personalizzazioni che vanno garantite. Poter impostare configurazioni specifiche per gli utenti interni e remoti tramite una console centralizzata è essenziale per evitare che l’amministratore di sistema venga assediato con problematiche inerenti l’uso dei terminali.

Un’ulteriore sfida è rappresentata dalla sicurezza. Le intercettazioni telefoniche sono da sempre una minaccia: bastava un collegare un chip con doppino al microfono per ascoltare le conversazioni su linea analogica, collegarsi alla centralina di distribuzione in strada in presenza di linee ISDN, scansire le frequenze DECT per hackerare le conversazioni condotte con telefoni cordless e, per quelle condotte su rete GSM, installare semplicemente celle fasulle. Oggi non è più così facile a fronte dell’introduzione di numerose tecniche di cifratura per il DECT, la voce, la connessione dati e le piattaforme UC, fino a sistemi di cifratura impenetrabili da terminale a terminale. Quando si valuta una nuova rete IP altamente integrata è necessario soppesare il livello di sicurezza garantito dalla soluzione e dai terminali a fronte della reale esigenza e del costo.

4 – Fruibilità: troppe distrazioni?

Le soluzioni UC, i telefoni IP avanzati, le applicazioni più moderne e i servizi basati sul cloud, tutti promettono alle aziende un incremento della produttività ed una semplificazione della collaborazione tra gli addetti. La convergenza delle applicazioni contribuisce a migliorare la coordinazione sui progetti e a limitare la perdita di informazioni, tuttavia è anche possibile che la quantità di informazioni condivise sovraccarichino l’utente.
Gli impiegati possono davvero concentrarsi sul proprio lavoro se costantemente interrotti da messaggi istantanei? Sia loro sia voi siete d’accordo sul fatto che il loro status di presenza sia visibile a chiunque? Se da un lato è più facile raggiungere i singoli impiegati, non li si mette troppo sotto pressione perché ora ricevono comunicazioni a qualunque ora?
In fase di implementazione di una soluzione IP, oltre a formare lo staff sugli strumenti e le applicazioni sarà anche necessaria una rieducazione in merito a come gestire il nuovo paradigma fondamentale ossia la disponibilità continua e il monitoraggio degli impiegati.
Al riguardo bisogna quindi considerare i seguenti punti:

  • Chi può o dovrebbe avere accesso alle informazioni sulla presenza degli impiegati presenti nella directory aziendale tramite le funzioni di visualizzazione della disponibilità erogate via BLF?
  • Come si può evitare che gli impiegati vengano distratti in continuazione? Se l’utente seleziona la modalità “non disturbare” (DND), questo stato è visibile su tutti i canali? (chat, telefonia, stato presenze)
  • E’ possibile attivare o disattivare automaticamente le notifiche mail o chat (ad esempio al di fuori dell’orario di lavoro o nel week-end?)
  • E’ possibile differenziare i messaggi importanti da quelli meno rilevanti?
  • Dove e soprattutto quali dati sull’attività degli utenti vengono archiviati? (archivio chat, conferenze telefoniche, uso di internet)

In generale, la migrazione al mondo “all-IP” rappresenta una sfida per chi è coinvolto nell’implementazione dei sistemi. Non stanno solo cambiando le applicazioni individuali, ma anche l’intera infrastruttura e le modalità operative. Che si tratti di soluzioni UC o dei terminali IP, un’interfaccia utente non complessa e un minimo di formazione semplificherebbero la via verso l’integrazione delle soluzioni per la telefonia IP di nuova generazione.

Trovare la piattaforma e i terminali ideali è la vera sfida per le organizzazioni. Si tratta di un processo con così tante variabili da richiedere ai responsabili IT/TLC di prendersi il proprio tempo e possibilmente di rivolgersi a specialisti.

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Di nuovo il podio per Snom Italia per il fatturato record


Consolidare le partnership che hanno dato luogo ad un 2017 eccezionale e sviluppare nuove opportunità di business sul territorio nazionale sfruttando al meglio i nuovi trend di mercato grazie all’introduzione di numerosi nuovi prodotti: questa la strategia di Snom per il 2018.

Milano – Un anno all’insegna della crescita e un bilancio 2017 straordinario per la filiale italiana di Snom, che si attesta seconda in classifica per fatturato, battuta solo dalla Germania e seguita dalla Francia. Questi i risultati del team guidato da Fabio Albanini, che, grazie al successo delle strategie implementate negli anni, oggi ricopre il ruolo di Head of Sales South of Europe ed è responsabile degli uffici commerciali di Snom in Francia, Spagna, Portogallo, Malta e Israele oltre alla filiale italiana. “Nel 2017 il numero delle unità vendute in Italia è cresciuto notevolmente dando luogo ad un incremento del fatturato del 47%, anche grazie al consolidamento delle importanti collaborazioni siglate con i principali Carrier sul territorio nel 2016” rivela Albanini, che conferma, che l’aumento del numero di operatori telefonici che oggi propongono il VoIP e/o piattaforme UC complete alla propria clientela business anche in modalità “as-a-Service” ha cagionato un forte cambiamento di rotta da parte dei tradizionali installatori telefonici. Questi si aggiungo oggi alla pletora di specialisti delle reti nella ricerca di terminali IP con cui sia possibile replicare la robustezza delle infrastrutture della telefonia classica, con – però – tutti i benefici delle nuove tecnologie in termini di convergenza dati/voce.

Fabio Albanini, Head of Sales South of Europe, Snom

“La fruibilità di servizi di telefonia erogati alle aziende via SIP-Trunk o tramite piattaforme cloud a canone mensile e ad un costo nettamente inferiore a quello cui erano avvezze con i centralini classici, ha contribuito alla definitiva consacrazione del VoIP in Italia”, aggiunge Albanini. “Grazie a queste formule innovative, l’utilizzo della telefonia IP a livello aziendale è sempre più pervasivo”. Ma non solo. Dall’iniziale corsa al risparmio sui costi della telefonia, per cui ogni soluzione alternativa al centralino classico era ben accetta, il mercato oggi non scende più a compromessi in termini di affidabilità e qualità delle infrastrutture VoIP, le aziende desiderano avvalersi di strumenti, come i telefoni IP firmati Snom, che assicurino tali caratteristiche. “Questo è uno dei principali motivi per cui i nostri corsi di certificazione sono sempre più ambiti e ci aspettiamo un ulteriore incremento nel 2018” conferma Albanini. Nel tempo il numero di partner certificati Snom sul territorio italiano è cresciuto esponenzialmente, attestandosi a oltre 300 nel corso dello scorso anno. “I rivenditori si rivolgono a Snom per il programma partner sviluppato su misura per loro e consolidato nel tempo, certi di potersi avvalere dell’assistenza tecnica erogata direttamente dalla filiale italiana, e perché tramite il portale partner, attualmente in fase di redesign, accedono in qualsiasi momento a informazioni utili per le proprie attività quotidiane”, chiosa Albanini.

Un altro pilastro su cui poggia il successo di Snom in Italia nel 2017 sono i frutti raccolti dalla forte collaborazione instauratasi con la nuova casa madre, VTech, che ha combinato in maniera ottimale la carica innovativa e la competenza di Snom con la propria esperienza nella produzione su scala industriale. Ciò ha consentito a Snom di abbattere i costi di produzione di tutte le proprie linee di terminali IP, rendendo l’implementazione di infrastrutture per la telefonia VoIP di alta qualità accessibile anche a nuovi bacini di utenza tra le piccole e medie aziende. “Come nel 2017 anche i nuovi device attesi per il 2018 si riveleranno interessanti sia per l’alto grado di ingegnerizzazione sia per il pricing, ne sono un esempio i tre nuovi terminali IP annunciati a inizio gennaio”, asserisce Albanini, che non manca di sottolineare quanto l’ottimo lavoro di squadra di tutti i membri del team di Snom Italia si sia rivelato essenziale per la buona riuscita dell’anno appena concluso.

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Snom si presenta all’inizio dell’anno con tre prodotti avanzati.


Nuovo telefono IP di punta, il D785, nuova soluzione DECT Single-Cell compatibile con GAP, e nuovi altoparlanti aggiuntivi per la soluzione per conferenze.

Berlino – Con il debutto del nuovo anno, Snom, specialista berlinese della telefonia IP, annuncia un nuovo apparecchio per ognuna delle sue linee di prodotto primarie. Indubbiamente eccezionale, il nuovo D785 è ora disponibile anche in Italia. Ad esso si aggiunge il nuovo M215 SC, un bundle IP-DECT dal prezzo vantaggioso ed un design attraente. Per ciò che concerne il settore delle conferenze, il modulo di espansione C52-SP consente di estendere la portata audio. Tutti i prodotti sono già disponibili.

„Siamo molto felici di rendere disponibile il nuovo D785 in grandi quantità”, – afferma Armin Liedtke, Head of Global Sales di Snom- “Molti clienti aspettano con ansia il nostro nuovo capolavoro!” Lo Snom D785 fa parte della generazione di telefoni più innovativa e avanzata di Snom. Con il nuovo design elegante, il grande display a colori ad alta definizione e il secondo pratico display questo telefono, il cui prezzo di listino raccomandato è di € 271, offre tutte le funzioni per soddisfare ogni esigenza.

Lo M215 SC completa il portafoglio DECT over IP per SoHo. La soluzione DECT compatibile con GAP (Generic Access Profile) non offre solo un buon rapporto qualità-prezzo ma consente anche di usufruire di tutta la gamma di funzioni di telefonia avanzata, per cui Snom è noto.

Alla stazione base dello M200 SC possono essere collegati fino a sei terminali cordless M15 SC di Snom. Questi telefoni possono gestire fino a sei differenti account SIP e quattro telefonate contemporanee. Grazie al grande display, la tastiera illuminata e un’eccellete qualità del suono, lo M15 SC amplia con stile la linea di prodotti DECT di Snom nonostante sia particolarmente competitivo: il prezzo di listino raccomandato per il cordless e per la stazione base a cella singola ammonta a € 122.

Il modulo di estensione C52-SP senza fili per i telefoni da conferenza C520-WiMi consente di beneficiare delle conferenze telefoniche sia in sale riunioni particolarmente capienti sia in uffici dislocati in stanze diverse. Al telefono per conferenze Snom C520-WiMi possono essere connessi fino a tre dispositivi wireless C52-SP, che fungono da vivavoce a tutti gli effetti. Il prezzo di listino raccomandato è di € 149.

„Presentando già a gennaio ben tre prodotti innovativi ci siamo mossi in tempo da record” conferma Liedtke, “dato che per il 2018 prevediamo molte novità, questo non rimarrà certo l’unico annuncio, neanche per il mese di gennaio.”

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Le Unified Communications? Utilissime, ma solo se fanno quello che vuole l’utente


Con l’ormai prossimo secondo aggiornamento della versione 15.5 del centralino 3CX il produttore di soluzioni complete per le Unified Communications eleva ulteriormente il grado di intuitività e fruibilità della propria piattaforma per la telefonia e la collaborazione, che sia implementata on-premise o nel cloud.

Modena – Inarrestabile la carica innovativa di 3CX, il cui obiettivo è il continuo sviluppo e miglioramento delle Unified Communications aziendali. Nel corso dell’ultimo anno il produttore ha completamente cambiato pelle, elevandosi da produttore di soluzioni dedicate esclusivamente ad ambienti Windows a produttore di piattaforme UC oggi fruibili anche in ambiente Linux, ideali quindi per operatori VoIP cloud-based.

Con l’ormai prossimo secondo aggiornamento della versione 15.5 del centralino 3CX, lanciata lo scorso anno, lo specialista delle telecomunicazioni dimostra come il suo concetto di Unified Communications sia fluido, non legato ad una struttura fisica, ad uno specifico numero di utenti, ad un singolo telefono da tavolo o smartphone, o ad un singolo sistema operativo, ma esteso a tutto il perimetro aziendale, ormai sempre più allargato, adeguandosi in un batter d’occhio al mutare delle esigenze aziendali.

Unified Communications con qualsiasi dispositivo

Partendo da questo principio, e con il desiderio di semplificare ulteriormente l’operatività quotidiana degli utenti, con il nuovo aggiornamento 3CX ha perfezionato ed esteso molte funzionalità del proprio centralino.

Ne è un esempio il fatto che da subito qualunque impiegato può avvalersi di tutte le funzionalità fornite da 3CX sul suo smartphone (iOS, Android, Windows), scansendo un semplice codice QR dal menu “impostazioni” della App per la telefonia, fornita gratuitamente da 3CX. Le app consentono di essere reperibili con un numero unico (quello aziendale) ovunque l’utente si trovi e assicurano visibilità sulla qualità della connessione, solo una buona connessione Wi-Fi o mobile garantisce infatti un buon livello audio della conversazione o supportare il passaggio con un click da una regolare chiamata ad una videoconferenza qualitativamente ineccepibile. Lato conf call o videoconferenze, con l’aggiornamento qualsiasi impiegato può organizzare autonomamente i propri appuntamenti (video)telefonici con più interlocutori semplicemente inserendo data e orario e scegliendo il tipo di conferenza preferito sul nuovo web-client 3CX. La funzione genera automaticamente un appuntamento con tutti i dettagli su Google, iCalendar, Outlook o Office 365 o consente di scaricare un file in formato ICS per qualunque altra app calendario in uso. Con un click l’utente potrà quindi invitare tutti i partecipanti.

“Le Unified Communications sono imprescindibili per ottimizzare i processi legati alle telecomunicazioni, abbattere i costi della telefonia e incrementare la produttività, ma solo se fanno quello che vuole l’utente, senza obbligarlo a compiere mille passaggi prima di potersi avvalere di una singola semplice funzione, come ad esempio una videoconferenza”, commenta Loris Saretta, Sales Manager Italy & Malta.

Unified Communications in qualsiasi ambiente lavorativo

Sempre per favorire la flessibilità degli utenti, un consulente temporaneo o un commerciale che dovesse recarsi di quando in quando in azienda o in un’altra filiale della stessa, non avrà bisogno di un proprio telefono da tavolo, gli basterà effettuare il login su uno dei telefoni a disposizione per avvantaggiarsi di tutti i servizi erogati dal centralino al suo interno, incluse le impostazioni relative ai tasti funzione “BLF” del proprio telefono. Una modalità operativa chiamata “hot desking”, che assicura la massima flessibilità sul posto di lavoro, e che per questo è spesso preferita da quelle aziende dotate di aree open-space ove le singole postazioni non sono assegnate a specifici impiegati.

L’update 2 della piattaforma 3CX V15.5 favorisce anche una gestione centralizzata dello stato dei vari interni attraverso la nuova funzionalità “Receptionist”. L’assistente di direzione o la centralinista all’ingresso potrà impostare lo stato di ogni singolo interno a lei assegnato inclusa l’attivazione o disattivazione del “do not disturb” come anche riconfigurare ed assegnare un interno ad un nuovo utente.

Anche l’integrazione tra UC e sistemi CRM è da tempo nel mirino di 3CX, che ritiene quanto mai necessario fornire agli utenti con immediatezza tutti gli strumenti necessari per condurre una conversazione “informata”. Nonostante siano già numerose e molto note le piattaforme con cui 3CX si integra nativamente, il nuovo aggiornamento consente di effettuare tale integrazione direttamente sul server avvalendosi di API per la comunicazione REST. In questo modo il vendor assicura accesso ai dati di potenzialmente qualsiasi soluzione CRM web-based tramite qualsiasi web-client 3CX (Windows, Linux, Mac), svincolando quindi gli utenti dall’uso di dispositivi Windows per fruirne.

Le aziende che dispongono di un contratto di manutenzione valido potranno fruire gratuitamente del nuovo aggiornamento, inoltre 3CX conduce attualmente una campagna per l’upgrade gratuito dalla versione V14 ormai “end of life” alla versione V15.5 del proprio centralino, al fine di consentire ai propri clienti di avvalersi delle nuove funzionalità UC oltre che della maggior sicurezza delle conversazioni garantita dalla nuova versione, senza impatto sul budget TLC.

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3CX si unisce al SIP Forum per disegnare il futuro dello standard SIP


In qualità di nuovo membro attivo del SIP Forum, 3CX contribuirà al miglioramento degli standard aperti e dell’interoperabilità tra gli hardware e i servizi SIP.

Londra- 3CX, sviluppatore di soluzioni UC di nuova generazione basate su software, è entrato a far parte del SIP Forum non solo di essere parte attiva nel futuro dello standard SIP ma anche e soprattutto per contribuire allo sviluppo degli standard aperti per la tecnologia SIP.

Il SIP Forum è una notissima associazione industriale focalizzata sulla tecnologia SIP. Nel suo nuovo ruolo, 3CX fornirà nuovi impulsi volti a portare ad un livello superiore l’interoperabilità tra hardware e servizi SIP.

L’impegno di 3CX per ottenere la certificazione SIPconnect

Il SIP Forum conduce un rivoluzionario programma di certificazione della conformità di prodotti e servizi forniti delle organizzazioni alle specifiche SIPconnect. L’obiettivo a lungo termine di tale programma è di aprire la strada ad una migliore interoperabilità tra i prodotti e i servizi basati su SIP su scala globale.

Nick Galea, CEO 3CX

Benché le soluzioni 3CX già supportino SIPconnect v1.1., l’azienda intende sottoporle ai test di certificazione SIPconnect affinché ne sia convalidata la completa aderenza a tutti i requisiti menzionati nella SIPconnect Technical Recommendation v1.1. Una volta ottenuta la certificazione, ogni centralino IP 3CX può essere collegato rapidamente a qualunque fornitore di SIP trunk certificato secondo i criteri SIPconnect 1.1. In questo modo gli utenti 3CX avranno accesso diretto ad una selezione ancora più ampia di operatori SIP.

Nick Galea, CEO di 3CX, ha commentato:

“Il SIP Forum è un’ottima iniziativa per assicurare standard aperti e l’interoperabilità tra le soluzioni SIP. 3CX è particolarmente fiera di essere entrata a farne parte. In qualità di membro attivo, siamo ansiosi di contribuire ad ulteriori sviluppi degli standard SIP”.

Marc Robins, amministratore delegato del SIP Forum, ha affermato:

“Da parte di tutto il consiglio di amministrazione del SIP Forum, dò il benvenuto a 3CX in qualità di nuovo membro attivo. Apprezziamo moltissimo il supporto di 3CX alle operazioni dell’associazione e a importanti iniziative già in corso. Inoltre, il sostegno al nostro progetto SIPconnect e la volontà di aderire alla certificazione SIPconnect mostrano l’importanza attribuita da 3CX all’esigenza di dimostrare che oggi le soluzioni assicurano il più alto livello di interoperabilità con il SIP trunking nell’industria”.

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Quando la connettività Internet limita o impedisce la fruizione delle UC


Da 3CX un monito: ancora oggi troppo spesso l’uso di profili internet inadeguati inficia la fruibilità di soluzioni UC di nuova generazione. A fronte di un mercato poco trasparente risulta essenziale appurare se la linea internet in uso è grado di supportare la telefonia VoIP ancor prima di pensare all’adozione di un centralino.

Modena- Porsi domande in merito a quali requisiti una linea dati dovrebbe presentare per avvalersi del VoIP in modo ottimale passa fin troppo spesso in secondo piano presso l’utenza aziendale, spesso portata a pensare che tutte le linee XDSL o Fibra siano uguali. Ci si concentra subito sulla scelta della piattaforma per le Unified Communications e si sottovalutano sia le infrastrutture di rete aziendali sia la linea dati con cui il centralino dovrà necessariamente lavorare.

Né il miglior Centralino IP né il miglior operatore di servizi VoIP possono funzionare in modo soddisfacente qualora la connettività dati e la catena di routing non siano opportunamente dimensionate / pianificate. Neanche il miglior sistemista sul mercato sarà in grado di risolvere i problemi di un centralino VoIP malfunzionante a causa di una mediocre connettività dati.

Banda minima garantita (BMG): una variabile da considerare

Il mercato della connettività dati in Italia non è certo il più trasparente, solo in rarissimi casi viene comunicato con immediatezza l’indice delle performance di rete minime sempre garantite, indipendentemente dallo stato di congestione della centrale dati, dalla distanza dalla stessa e dalla qualità delle periferiche in uso.  Eppure questo dato è essenziale: il traffico voce su linea dati è caratterizzato da una comunicazione bidirezionale (dowload/upload) che permette ai due interlocutori di comunicare tra loro ed ascoltare contemporaneamente la voce altrui. Per identificare la banda dati necessaria per una corretta fruizione della telefonia VoIP, bisogna considerare il numero di chiamate SIP eseguite simultaneamente sul centralino IP ed il relativo volume dati. Tale valore andrà confrontato con la banda minima garantita (BMG) in upload, unico criterio in base a cui scegliere il fornitore dei servizi Internet: un profilo business in grado di supportare correttamente il traffico VoIP deve sempre dichiarare esplicitamente il valore di BMG. Nel caso tale dato non fosse esplicito, il profilo scelto non il più adatto per un’applicazione VoIP.

Imposizione del router: ostacolo immotivato

Benché la direttiva UE 2008/63 e il successivo regolamento UE 2015/2120 stabiliscano in maniera inequivocabile che “gli utenti finali hanno il diritto di accedere a informazioni e contenuti e di diffonderli, nonché di utilizzare e fornire applicazioni e servizi, e utilizzare apparecchiature terminali di loro scelta, indipendentemente dalla sede dell’utente finale o del fornitore o dalla localizzazione, dall’origine o dalla destinazione delle informazioni, dei contenuti, delle applicazioni o del servizio, tramite il servizio di accesso a Internet”, molti provider Italiani impongono alle imprese l’adozione del proprio router. Tale obbligo incide in maniera sostanziale sulla capacità della linea di veicolare correttamente il traffico voce acquistato presso operatori VoIP SIP terzi. In alcuni casi la connettività VoIP potrebbe essere resa instabile, nel peggiore dei casi la connettività VoIP potrebbe addirittura essere completamente inibita.

L’imposizione del router, oggetto di un’aspra discussione, risulta tuttavia paradossale se si considera che sovente gli stessi provider forniscono connettività “naked” (senza obbligo di router) a profili commerciali di taglio elevato.

Traffico voce su IP consegnato in modalità analogica: una prassi anacronistica

Gli operatori spesso utilizzano nei propri router un algoritmo (SIP ALG o SIP Helper) che altera la sintassi del protocollo SIP, al fine di erogare all’utente le linee VoIP che ha sottoscritto nella tradizionale modalità analogica o ISDN.

Se da un lato questo algoritmo può essere utile all’operatore per fornire le proprie linee, dall’altro impedisce spesso l’utilizzo di fornitori terzi di linee SIP “native” (trunk “Open VoIP” basato su IP o su registrazione). Un sistema di consegna analogico obbligato, appare una scelta anacronistica nel 2017, quando ormai il 95% del trasporto della voce sulla rete nazionale viene effettuato nativamente “over IP”. La decisione di consegnare il traffico voce in modalità analogica obbliga peraltro gli utenti di un centralino IP all’utilizzo di inutili apparati gateway di conversione del segnale (PSTN) e risulta in contrasto con la migrazione al “Cloud VoIP” ormai in atto.

Proprio per questo motivo, prima di scegliere tra l’una o l’altra soluzione VoIP / UC, l’utente dovrebbe valutare se il fornitore di servizi Internet sia in grado di veicolare le linee VoIP SIP anche in modalità SIP trunk nativa. Ciò al fine di poter utilizzare le linee in piena mobilità anche nel momento in cui l’azienda decida di passare ad una soluzione Cloud PBX, come quella offerta da 3CX Phone System.

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Quando le Unified Communications diventano strumento per la compliance


Per assicurarsi la conformità agli standard PCI o al GDPR è necessario tutelare i dati sin dalla prima condivisione delle informazioni tra cliente e azienda: spesso già nei call center.

Oggi come mai prima si tributa massima attenzione alla salvaguardia dei dati sensibili. Il nuovo regolamento europeo per la protezione dei dati (GDPR) è solo l’ultimo di un lungo elenco di oneri a carico delle aziende, spesso già alle prese con l’adempimento agli standard per la protezione dei dati e la sicurezza delle transazioni effettuate con carte bancarie (PCI). Alle organizzazioni è richiesto un aumento del livello di sicurezza sulla base di strategie per la protezione dei dati imperniate sulle modalità di archiviazione e tutela delle informazoni trattate da una data organizzazione. Ma a partire da dove? Nel caso di aziende dotate di call center o centri di contatto cui vengono comunicati i dati della carta di credito o informazioni personali sensibili da parte dei clienti, con quali strumenti le aziende proteggono i clienti e se stesse?

Nick Galea, CEO 3CX

Conoscere i rischi

Già in occasione di questo primo contatto i dati sono esposti a numerosi rischi, accidentali come intenzionali. Per errore o disinformazione, l’operatore di un call center potrebbe per esempio registrare più dettagli sulle modalità di pagamento selezionate dal cliente di quanto autorizzato dagli standard PCI o archiviare tali dati su supporti poco sicuri. Analogamente, il GDPR impone specifiche limitazioni in merito a quando e come le organizzazioni possono archiviare dati, per quanto tempo e in che modo li tutelano. Inoltre, le imprese devono essere pronte a condividere i dati con i clienti o con altre aziende, qualora il cliente ne faccia richiesta. Una richiesta che spesso giungerà in primis al call center.

I rischi non si limitano a fattori interni all’organizzazione. Aggressori esterni potrebbero vedere il call center come l’anello più debole nella sicurezza di un’organizzazione: la necessità di rendere accessibili i dati a operatori e clienti e l’incidenza dell’errore umano si trasformano facilmente in una violazione delle informazioni riservate. Alla luce di sanzioni legate all’adempienza agli standard PCI che aumentano esponenzialmente a dipendenza dalla somma dei dati messi a rischio e del tempo necessario per identificare e correggere eventuali problemi e a fronte delle sanzioni previste dal GDPR, che possono ammontare a diversi milioni di euro in base al fatturato aziendale, le sole conseguenze finanziarie dell’inadempienza possono essere catastrofiche. Se poi vi aggiungiamo i potenziali danni reputazionali è chiaro che le organizzazioni devono garantire la massima tutela dei dati dei clienti a partire dall’avamposto più esterno del proprio perimetro.

Assumere il controllo

Le imprese possono fare molto per proteggere i loro clienti e se stesse attraverso un uso corretto dell’infrastruttura per le telecomunicazioni. Ogni call center è sicuramente dotato di linee guida e protocolli che gli operatori sono tenuti a seguire per assicurare che i dati siano protetti. Adottando le Unified Communications l’azienda si assicura la vigilanza su ogni canale di comunicazione con il centro di contatto, dalla messaggistica istantanea, alle chiamate, fino ai moduli utilizzati dai dipendenti per l’inserimento dati, riducendo notevolemente il rischio di errore o eventuali tentativi fraudolenti di alterare il processo di registrazione delle informazioni.

Una soluzione per le Comunicazioni Unificate (UC) ben progettata non è solo in grado di registrare tutte le comunicazioni, quindi di dimostrare la non colpevolezza degli operatori in caso di necessità o di identificare rapidamente una qualsivoglia attività dolosa. Le UC possono anche garantire che le informazioni sensibili, come i dettagli della carta di credito, siano archiviate al posto giusto, nel formato corretto, riducendo il rischio che gli impiegati dispongano di troppe informazioni. Allo stesso modo, è possibile limitare le comunicazioni tra clienti e operatori o tra gli stessi dipendenti a specifici canali e determinati orari – riducendo nuovamente il rischio di un’eccessiva condivisione dei dati.

Limitare le vulnerabilità

Utilizzare le UC per ridurre l’incidenza di errori cagionati dall’uomo contribuisce ad arginare una singola vulnerabilità, ma le organizzazioni devono proteggersi anche contro attacchi esterni. Il primo più probabile obiettivo di qualsiasi attacco al call center saranno gli operatori stessi: se dovessero comunicare informazioni sensibili poiché raggirati, sarà piu difficile individuare l’attacco. In primo acchito parrebbe quindi che i dipendenti siano il solo punto debole e che il mero monitoraggio delle comunicazioni non sia tutela sufficiente in situazioni simili, ma non è così. A fronte della dismissione delle linee telefoniche tradizionali in favore di linee telefoniche basate su IP (SIP trunking), garantirsi accesso alla rete aziendale tramite l’infrastruttura per la telefonia via Internet è un obiettivo particolarmente allettante per i cybercriminali. Anche qualora un attacco andato a buon fine non infici la riservatezza dei dati dei clienti, esso può avere altre implicazioni, ad esempio l’attaccante potrebbe prendere possesso dei telefoni IP per avvalersene tramite reti robocall.

Le organizzazioni dovrebbero informarsi sul livello di sicurezza garantito dal fornitore della linea IP (SIP trunk), e quindi decidere se è il caso di adottare ulteriori misure di protezione: il gestore della linea ha adottato sistemi in grado di riconoscere, individuare e respingere quanto meno gli attacchi noti?

E’ fuor di dubbio che il controllo sia un elemento essenziale nella tutela contro gli attacchi esterni. Ma se i dispositivi utilizzati dagli operatori sono autorizzati a svolgere esclusivamente determinate mansioni e possono comunicare solo a senso unico, il rischio che se ne abusi per carpire dati è potenzialmente ridotto. Ci sono ovviamente anche strumenti tecnici per proteggere la connessione, implementati in soluzioni UC di nuova generazione, che spaziano dalla cifratura dei dati e delle comunicazioni al monitoraggio di ogni comportamento sospetto indice di minaccia.

Conformità alle normative- imposizione o opportunità?

Per quanto oneroso, un corretto approccio agli adempimenti normativi favorisce lo sviluppo delle pratiche migliori a tutela dei consumatori e clienti, oltre a consentire alle aziende di lavorare meglio grazie all’adozione di tecnologie allo stato dell’arte. A fronte degli standard PCI, del GDPR e dei regolamenti sulla protezione della privacy a venire, le imprese che impostano la gestione dei propri rapporti con la clientela su strategie di controllo e tutela dei canali di comunicazione impiegati tramite Unified Communications avranno un vantaggio competitivo.

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