Record drammatico negativo: circa 8,4 milioni di nuovi malware identificati nel 2017


I PC sono costantemente sotto l’assedio di malware da respingere.

Bochum (Germania). Circa 8,4 milioni, questo il bilancio dei nuovi tipi di malware per computer, o 16 diversi campioni di software dannoso al minuto nel 2017 – un nuovo record negativo. Ralf Benzmüller, portavoce esecutivo dei G DATA SecurityLabs, analizza e valuta la situazione in un articolo dettagliato.

Se da un lato è indubbio che i virus, worm e trojan presenti sul web siano numerosissimi, il volume di nuovi software dannosi prodotti risulta allarmante. All’inizio del 2017 i ricercatori G DATA avevano ipotizzato un totale di nuovi campioni di malware di circa 7,41 milioni. I nuovi tipi di applicazioni malevoli rilevate nel corso dell’intero anno ammontano esattamente a 8.400.058 superando di gran lunga, negativamente, le aspettative.

“La minaccia più eclatante e seria all’integrità dei computer è il ransomware, categoria di malware rivelatasi particolarmente produttiva nel 2017, e questo non cambierà nel 2018”, così Ralf Benzmüller, portavoce esecutivo dei G DATA Security Labs, commenta quanto emerso dalle rilevazioni. Ciò nonostante, con un posizionamento di singoli campioni di ransomware al 30°, 163° e 194° posto della classifica Malware Top 250 stilata dai ricercatori G DATA, questa tipologia di malware svolge un ruolo ancora marginale in termini di attacchi totali ai danni dei PC su scala globale.

“Il fatto che i ransomware risultino notevolmente inferiori ad altre categorie di malware e applicazioni indesiderate (PUP / adware) tra cui i ‘miner’ di criptovalute, che hanno preso il sopravvento nell’ultimo trimestre 2017, non significa che non ci si debba proteggere”, aggiunge Benzmüller, che non manca di annoverare alcune misure essenziali: aggiornare sistemi operativi e applicazioni in uso, e dotarsi di una soluzione per la sicurezza IT che protegga l’utente in modo proattivo contro le minacce.

Nel suo articolo “Malware Figures 2017” Ralf Benzmüller annovera le modalità con cui vengono condotte le ricerche dei G DATA Security Labs e riassume come viene calcolata l’incidenza di singoli malware, spiega altresì i trend che ne derivano e quali categorie di malware o PUP (potentially unwanted programs) sono preferite dai cybercriminali.

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Passepartout umani: perché l’ingegneria sociale è un fattore di rischio da non sottovalutare


Oltre al crescente numero di minacce informatiche generalizzate i cybercriminali si avvalgono di tecniche mirate per manipolare gli impiegati e carpire i dati di accesso alla rete aziendale.

Bochum (Germania) – Nel 2017 gli analisti G DATA hanno rilevato 16 nuovi campioni di malware al minuto. Se da un lato bisogna premunirsi contro i rischi legati alle infezioni da malware, è anche oltremodo necessario prestare attenzione alla componente umana. I criminali su internet utilizzano perfidi trucchi per accedere in modo mirato a informazioni confidenziali manipolando i membri dello staff dell’azienda – un’attività definita in gergo “ingegneria sociale”. Ecco i fattori principali a cui G DATA individua i fattori che gli IT manager non dovrebbero sottovalutare.

Le organizzazioni tendono a circoscrivere le misure di sicurezza IT alla protezione contro i vettori di attacco più comuni, che spaziano dai malware quali ransomware, trojan e virus, fino alla manipolazione delle configurazioni di sistema o attacchi DDoS. Tuttavia esiste una vulnerabilità spesso sottovalutata dagli IT manager: l’ingegneria sociale.

Impiegati trasformati in marionette

Ormai sono passati i tempi in cui il dipartimento delle risorse umane riceveva curriculum incomprensibili da parte di finti candidati. Errori di grammatica grossolani e refusi erano sufficienti per distinguere comunicazioni fasulle/pericolose da quelle legittime. Superata la curva di apprendimento, oggi i cybercriminali si preparano molto più dettagliatamente. Secondo i rilevamenti contenuti nel rapporto Social Engineering Attack Framework un attacco mirato di questo tipo è composto da addirittura sei fasi:

  • Fase 1: pianificazione dell’attacco
  • Fase 2: raccolta delle informazioni utili
  • Fase 3: preparazione
  • Fase 4: instaurazione di un rapporto con un impiegato dell’azienda
  • Fase 5: manipolazione del contatto
  • Fase 6: resoconto

Ne è un esempio il responsabile della ricerca del personale, che spesso si avvale delle piattaforme social per identificare i candidati ideali. In questo caso si parla di “scouting” (reclutamento). Una volta individuato un candidato in linea con il profilo richiesto, si prende contatto con la persona. I criminali sono a conoscenza di questa procedura di ricerca e creano falsi profili attraverso cui si propongono al manager delle risorse umane al momento opportuno. Il perpetratore mira a carpire informazioni sull’addetto HR, creando un rapporto di fiducia con la controparte, per poi inviargli una lettera motivazionale facendo riferimento allo scambio avvenuto sui social. Questo metodo risulta molto più efficace rispetto all’invio di una candidatura “spontanea” standardizzata. La comunicazione a posteriori della presa di contatto tramite i social consta di norma di un testo conciso, e di un allegato PDF con fotografia personale. Una volta aperto l’allegato, il malware viene installato sul computer. Il malvivente è riuscito a manipolare il membro dello staff e a fargli aprire il file infetto. Si potrebbe trattare di un ransomware che cifra file sensibili e che richiede un riscatto per decriptarli come di un trojan che registra la sequenza di tasti premuti dall’impiegato in fase di accesso alla rete aziendale (login e password) per poi inviarli al criminale.

L’ingegneria sociale causa ingenti danni finanziari

L’ingegneria sociale è utilizzata in tutti i casi in cui le persone possono essere manipolate e una buona metodologia può essere molto remunerativa per i cybercriminali, che guadagnano così accesso a informazioni di valore sullo staff, dati di accesso alle risorse di rete o a file confidenziali che svelerebbero segreti industriali. A tal proposito il Clusit annovera nel suo recente rapporto che nel 2017 il Cyber Espionage, cui vanno ricondotti anche i furti di proprietà intellettuale, è cresciuto su scala globale del 46. Dal momento che questi metodi di attacco stanno diventando sempre più popolari, ci si aspetta un ulteriore incremento dei danni subiti dalle aziende. “Oltre a dotarsi di soluzioni di sicurezza in grado di riconoscere proattivamente attività di sistema illegittime come quelle annoverate, condurre campagne di sensibilizzazione e corsi di formazione dello staff risulta essere un’arma vincente contro questo tipo di attacchi” conferma Giulio Vada, Country Manager di G DATA Italia.

IT manager all’erta

Innanzitutto, gli IT manager dovrebbero accertarsi del fatto che i membri del proprio staff siano a conoscenza delle tecniche di ingegneria sociale. Il team di G DATA Italia offre corsi di formazione che aiutano gli impiegati ad individuare ed evitare questa tipologia di minacce. Lo staff apprende che le email vanno lette in modo critico, che dati sensibili non devono assolutamente essere archiviati o divulgati tramite telefono e che non vanno aperti link che puntao a pagine in cui si richiede un login. Un altro strumento altrettanto importante è la protezione anti-phishing fornita dai più moderni software di sicurezza e in grado di sventare molti attacchi sul nascere. Queste suite aiutano significativamente lo staff consentendo un’elaborazione più rapida di email realmente importanti per il lavoro quotidiano. In altri termini il connubio tra formazione e soluzioni di sicurezza minimizza il rischio che un qualsiasi impiegato diventi vittima di un attacco dovuto all’ingegneria sociale provocando eventuali danni finanziari.

 

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San Valentino 2018: cari e pericolosi auguri dal darknet


Tra spam, scam e dirottamento delle transazioni online, ecco i tipici trucchi dei cybercriminali per San Valentino.

Bologna – Per San Valentino saranno innumerevoli le rose, i profumi o altri regali scambiati tra gli innamorati e i messaggi di auguri amorevoli inviati tramite posta elettronica o messaggistica istantanea, un’abitudine di cui approfittano anche i cybercriminali, agguerriti più che mai nell’intento di alleggerire il portafoglio degli utenti o di trafugare dati sensibili. Per raggiungere il loro obiettivo utilizzano esche quali email su presunte occasioni regalo imperdibili e messaggi di auguri elettronici che spesso contengono link a siti manipolati o allegati pericolosi. G DATA spiega i trucchi dei truffatori e spiega come assicurarsi una sicura giornata degli innamorati.

„I cybercriminali utilizzano di proposito ricorrenze speciali e festività per mettere in atto i loro piani” spiega Tim Berghoff, Security Evangelist di G DATA. “Gli autori di queste truffe mirano ai dati personali, ai dati di accesso ai conti bancari o delle carte di credito. Fa parte del repertorio criminale anche il furto diretto tramite offerte poco serie”.

I tipici trucchi di San Valentino

La presunta “occasionissima” è spesso una trappola

Sono molte le coppie che si scambiano regali a San Valentino. Spesso tali regali vengono acquistati online. Gli account email vengono sommersi da messaggi di posta elettronica con offerte a prezzi ridicoli, spesso copiando il layout di mail legittime inviate da aziende note e affidabili. L’utente che acquista dando seguito a questo genere di messaggio ha un’altissima probabilità di ricevere un prodotto falso o di non riceverlo affatto, nonostante il pagamento sia stato effettuato con successo.

Auguri amorevoli dal risvolto sgradevole

In molti apprezzano gli auguri inviati tramite mail o messaggistica istantanea. Anche i cybercriminali, che li sfruttano per inviare presunti auguri con allegati malevoli. Non si tratta solo di cartoline elettroniche, ma anche di messaggi inviati ad utenti sprovveduti sui social network. Questi contengono spesso link abbreviati, indecifrabili, che rimandano ad un sito web malevolo, così da infettare computer o dispositivi mobile, idealmente in modalità “drive-by”.

Come proteggersi

Oltre ai consigli già condivisi in altre occasioni, tra cui tenere aggiornati i sistemi operativi per chiudere le falle di sicurezza, cancellare immediatamente le mail di spam e svuotare il cestino, analizzare dettagliatamente un eventuale shop online poco noto consultandone note legali come termini e condizioni, e prestare attenzione agli URL abbreviati, G DATA raccomanda quanto segue:

  • Pagamenti online: si, purchè sicuri: gli utenti dovrebbero impiegare l’autenticazione a due fattori sia per le piattaforme di pagamento online (per esempio PayPal), sia per le transazioni bancarie. Un’ulteriore livello di protezione è offerto dalla tecnologia G DATA BankGuard, disponibile nelle soluzioni di sicurezza G DATA per PC e smartphone
  • Attenzione ai messaggi di contatti Social sconosciuti: gli utenti dovrebbero prestare particolare attenzione quando ricevono messaggi di presunti auguri per San Valentino da contatti social che non conoscono. Come per le mail di spam, anche questi messaggi vanno eliminati immediatamente, senza cliccare su alcun link poiché potrebbe puntare a pagine web con codici malevoli.
  • Regalatevi sicurezza: Dotarsi di una suite di sicurezza valida e affidabile risulta essenziale affinchè gli acquisti di San Valentino siano – oltre che romantici e sentiti – anche sicuri. L’occasione perfetta in questo caso è offerta da GDATAStore di OA Service dal 9 al 16 febbraio.


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SID 2018: più sicurezza su Internet


 

I consigli di G DATA per un utilizzo più sicuro dei social network e altre piattaforme online

 

Bochum (Germania) – Nel mese di novembre dello scorso anno gli italiani hanno trascorso almeno due ore online nel giorno medio (dati Audiweb). I giovani in particolare dedicano molto del proprio tempo ai social network o utilizzando servizi di messaggistica online, spesso senza curarsi di tutelare propri dati personali, mettendo a rischio le proprie identità digitali. Un’altra minaccia in cui si può incappare quando si ha a che fare con il world wide web è il cyberbullismo. Quest’anno il Safer Internet Day (SID), iniziativa UE spalleggiata da istituzioni, società, organizzazioni, associazioni e privati, è all’insegna del motto “crea, connettiti e condividi rispetto: un internet migliore comincia da te” e ha come obiettivo quello di sensibilizzare gli utenti ai pericoli di Internet. Per rimarcare l’importanza di questa giornata europea di prevenzione, G DATA non solo ha avviato con l’inizio del mese gli incontri con le scuole per educare allievi e insegnanti ad un uso consapevole di Internet ma fornisce consigli riguardanti la sicurezza e suggerisce come gli internauti possono tenere monitorati i propri dati sensibili.

Ransomware, phishing, cyberbullismo – la lista delle minacce su Internet è davvero lunga. Gli internauti sono facili vittime di attacchi andati a segno, nel qual caso devono confrontarsi con la perdita dei propri dati personali o con conseguenze di più vasta portata.

“Molti utenti Internet non prendono seriamente la tutela della propria identità digitale perché ignari dei rischi o perché non si ritengono obiettivi interessanti per gli attacchi dei cybercriminali, facilitando le attività dei predatori” spiega Tim Berghoff, Security Evangelist di G DATA. “Con pochi accorgimenti, gli utenti possono proteggersi dagli attacchi online, dal cyberbullismo e similari”.

E’ della stessa opinione anche Mauro Ozenda, lo specialista incaricato da G DATA della formazione nelle scuole, che domani, 7 febbraio, giornata mondiale contro il bullismo e il cyberbullismo nelle scuole, incontrerà allievi, insegnanti e genitori dell’Istituto Comprensivo 1 di Asti, dopo gli incontri del 2 e 3 febbraio a Chiaravalle in provincia di Ancona (Istituto Comprensivo M. Montessori, Istituto Comprensivo R.L. Montalcini) e a Jesi (Liceo Classico V. Emanuele). Il 21 febbraio sarà presso la Scuola Audiofonetica di Brescia.

“Sono ormai numerosi gli Istituti Comprensivi del Nord Italia consapevoli dell’importanza dell’educazione digitale dei ragazzi. Stiamo ricevendo un eccellente riscontro da Torino, Milano, Alessandria, Sondrio, Verona e altre città” conferma Ozenda, che nell’arco della giornata formativa incontrerà al mattino i ragazzi e nel pomeriggio i genitori.I consigli G DATA per un “Safer Internet Day” (e non solo)

  • Chiudere le falle di sicurezza: aggiornare i sistemi consente di avvalersi di sistemi operativi e applicazioni allo stato dell’arte ma non solo, installando gli aggiornamenti gli utenti possono chiudere eventuali vulnerabilità dei sistemi, altrimenti sfruttabili dai cybercriminali.
  •  Proteggersi con una suite per la sicurezza IT: una potente soluzione per la sicurezza IT dovrebbe essere parte integrante della dotazione di base di qualsiasi PC. La protezione non dovrebbe limitarsi alla rimozione di virus ma dovrebbe prevedere un filtro per lo spam, un firewall e la protezione in tempo reale contro le minacce online.
  • Spam per direttissima nel cestino digitale: è essenziale cancellare le e-mail di spam e non aprire in nessun caso link o file allegati
  • Password sicure: ci si dovrebbe dotare di una password differente per ogni account online, dai social network alla posta elettronica. La password dovrebbe constare di una sequenza arbitraria di numeri e lettere maiuscole e minuscole.
  • Proteggere la navigazione dei bambini: i genitori dovrebbero insegnare ai figli come utilizzare internet in modo sicuro. Il parental control può essere d’aiuto, prevenendo l’accesso dei minori a siti con contenuti inappropriati quali droga, violenza, pornografia, ecc.
  • Attenzione agli URL brevi: essendo in qualche modo codificati quindi non interpretabili, i link abbreviati possono condurre direttamente ad una trappola. Gli internauti devono quindi prestare particolare attenzione ed evitare di cliccare su link di dubbia provenienza
  • Non rivelare troppo della propria identità: chi utilizza i social network non dovrebbe rivelare troppe informazioni personali e sarebbe opportuno evitare di condividere sul proprio profilo dati sensibili come l’indirizzo postale o il numero di telefono cellulare
  • Non tutti gli utenti dei social sono amici: gli utenti dei social network spesso ricevono richieste di amicizia da sconosciuti. La richiesta di contatto dovrebbe essere accettata solo qualora si conosca la persona in questione, e, idealmente, se si è effettivamente amici.

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G DATA estende le funzioni di sicurezza ai portafogli Bitcoin


Tecnologie di protezione proattive disponibili da ora in tutte le soluzioni di sicurezza G DATA Business e Consumer.

Bochum – Le criptovalute sono uno dei temi caldi del momento. Bitcoin, Ethereum e similari hanno infranto record su record. In due anni le transazioni in Bitcoin sono esplose su scala mondiale attestandosi a circa 370.000 al giorno (fonte: Blockchain – settimana dal 27.11. al 4.12.2017) grazie ad un numero di fruitori in rapidissima ascesa. I cybercriminali vogliono sfruttarne la popolarità e trovare nuovi metodi per raggirare gli utenti. Per mettere al sicuro anche i portafogli digitali, i cosiddetti “wallet”, G DATA ha perfezionato le proprie tecnologie di difesa proattive al fine di garantire ai propri utenti, privati come aziende, una protezione completa. Le funzioni di protezione estese sono disponibili da subito con tutte le soluzioni di sicurezza G DATA.

Sono oltre 19 milioni i wallet di criptovalute sulla sola piattaforma Blockchain a livello mondiale (dati del 30 novembre 2017). Ovunque ci sia una forte richiesta e la prospettiva di ricchi guadagni, i criminali non sono lontani. Negli ultimi mesi gli esperti di sicurezza G DATA hanno rilevato un numero crescente di malware che non mirano esclusivamente ai tradizionali servizi bancari online ma integrano anche funzioni atte a carpire i dati di accesso al wallet di criptovaluta. Contrariamente al classico online-banking infatti, per accedere al portafoglio digitale in molti casi è sufficiente procurarsi la password. G DATA reagisce a questa minaccia ai danni di chi utilizza Bitcoin ed estende la propria protezione anche ai più comuni portafogli di criptovaluta PC-based, tutelandoli contro l’accesso non autorizzato attraverso malware e contro transazioni indesiderate.

Aggiornamento gratuito per i clienti G DATA

I clienti G DATA con una licenza in corso di validità beneficeranno automaticamente delle funzioni aggiuntive attraverso il regolare aggiornamento delle signature.

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Tutti parlano di «exploit», ma di cosa si tratta esattamente?


Immaginate che il recinto del vostro giardino sia danneggiato. Forse vi è noto che la recinzione presenti delle brecce o forse non ancora. Una cosa è certa: qualsiasi malintenzionato può avvalersene per fare irruzione nel vostro giardino e farsi strada verso casa vostra utilizzando i vostri attrezzi da giardino. Analogamente ciò accade con le falle di sicurezza sul vostro computer: i cybercriminali mirano a scovarne il più possibile per condurre i propri attacchi.

Come funziona un attacco con exploit?

Gli exploit sono piccoli programmi che individuano e sfruttano falle nella sicurezza. Il malware, come per esempio un ransomware, viene caricato solo in un secondo momento (“Payload”). Ecco come avviene un attacco.

1. Identificare le vulnerabilità
Gli exploit possono essere nascosti in un documento Word o essere scaricati automaticamente semplicemente visitando una pagina web. Cercano quindi punti attaccabili nell’applicazione con
cui sono stati scaricati (lettori di documenti, browser web ecc.).

2. Depositare un codice malevolo
Quando gli exploit trovano una vulnerabilità adatta, collocano un codice malevolo da qualche parte nella memoria del vostro computer.

3. Manipolazione dei processi delle applicazioni
Un’applicazione funziona compiendo tanti piccoli processi che hanno luogo in successione. L’avvio di un processo dipende dalla conclusione corretta del precedente, un
flusso stabilito esattamente nel codice di programmazione.Gli exploit sono programmati per modificare la sequenza originale in modo da dirottare il flusso dell’applicazione sul codice
manipolato. Ne consegue che non viene eseguito il normale codice dell’applicazione, bensì il codice dannoso infiltrato in precedenza.

4. Attivazione
Una volta attivato il malware può accedere alle funzioni del programma in cui è penetrato e a tutte le funzioni generalmente accessibili del sistema operativo. Quindi l’exploit raccoglie informazioni sul sistema e può scaricare ulteriori codici maligni da Internet.

5. Scaricamento del malware
A questo punto ransomware, trojan bancari o altri malware vengono scaricati sul computer.

Come arrivano gli exploit sul mio computer?

Gli exploit si diffondono prevalentemente in due modi. Nel primo caso si scaricano sul computer navigando, celati dagli altri contenuti della pagina web che si sta visitando. Nel secondo caso si celano nei documenti allegati alle e-mail, in chiavette USB, su hard disk esterni e simili.

Exploit “drive-by”

Lo scaricamento di exploit “drive-by” avviene “di passaggio” senza che l’utente se ne accorga. A tale scopo i cybercriminali manipolano direttamente i banner pubblicitari sulle pagine web o i server a cui sono collegati in modo piuttosto subdolo: tale trucco viene utilizzato anche su pagine affidabili. Basta un click sulla pubblicità per avviare il download in background. Il programma dannoso scaricato cerca quindi vulnerabilità nel browser o tra i plug-in.

L’infezione “drive-by” è quella più utilizzata per diffondere exploit kit. I kit consistono in una raccolta di exploit con obiettivi multipli. Molti kit presentano spesso strumenti per attaccare Flash, Silverlight, PDF Reader e browser web come Firefox e Internet Explorer.

Exploit nei file

Questa modalità di infezione è la più utilizzata per attaccare aziende. Gli exploit vengono diffusi sistematicamente attraverso PDF manipolati e allegati alle e-mail. Il file si presenta come una fattura o un’inserzione ma contiene exploit che dopo l’apertura sfruttano le vulnerabilità di Adobe Reader. Lo scopo di tali attacchi solitamente è lo spionaggio (APT).

Perché le applicazioni sono soggette a vulnerabilità?

Chi sviluppa software scrive righe su righe di codice in diversi linguaggi di programmazione. Spesso i programmatori si avvalgono di librerie di codici messe a disposizione da altri sviluppatori. Con la grande quantità di codici di programmazione e la crescente complessità delle applicazioni sfuggono immancabilmente degli errori.

Una volta venuti a conoscenza delle vulnerabilità insite nel codice delle proprie applicazioni, i produttori di software diffondono una versione “riparata” del programma (“Patch”), scaricabile dagli utenti che fanno uso del software.

Come mi difendo dagli exploit?

Per chiudere il maggior numero di falle possibili, al fine di ridurre quanto più possibile la superficie d’attacco, è consigliabile installare gli aggiornamenti del software per i programmi più importanti. È altresì essenziale dotarsi di una soluzione di sicurezza di nuova generazione in grado di riconoscere gli exploit zero-day, come le suite G DATA, una funzione che sopperisce al fatto che il più delle volte passano diverse settimane tra la scoperta della falla e il rilascio/ installazione di una patch sul dispositivo vulnerabile. Va da sé infatti che il periodo tra l’individuazione di una falla non nota al produttore da parte dei cybercriminali e la distribuzione di una patch sia ovviamente il più pericoloso.

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Cybersicurezza nell’industria: un progetto strategico da non sottovalutare


A fronte della maggior interazione tra i sistemi industriali tradizionali e la OT (tecnologia operativa), le minacce informatiche relative ai settori ingegneristico e produttivo rappresentano un pericolo rilevante. Tra i numerosi settori industriali, le società energetiche e logistiche hanno già subito attacchi basati sulle vulnerabilità ivi riscontrate negli ultimi anni. Attacchi che hanno messo in luce il fatto che il cyberterrorismo non nuoccia esclusivamente alla produzione ma anche alla reputazione dell’azienda attiva in ambito industriale. L’adozione di solide politiche di sicurezza da parte delle organizzazioni è perciò essenziale per proteggersi non solo dalle minacce attuali ma anche dagli attacchi futuri, sempre più sofisticati e inevitabili.

Proteggere la linea di produzione dalla A alla Z

Qualsiasi vulnerabilità nella rete fornisce un potenziale accesso agli hacker mettendo a rischio sia l’infrastruttura dell’azienda sia i suoi dati, i suoi impiegati e i suoi clienti. Nel caso particolare delle società di pubblica utilità, anche l’ambito in cui operano. I nuovi attacchi mettono regolarmente in mostra le debolezze dei sistemi privi di protezione. Tuttavia, in ambito industriale, i limiti operativi cui sono vincolate le organizzazioni riducono le possibilità di aggiornare i sistemi e/o svecchiare l’infrastruttura IT. Dato che la produzione è un processo continuo che non può essere interrotto, si dà scarsa priorità a qualsiasi modifica ai sistemi.

Ecco perché dotarsi di dispositivi che centralizzino la cybersecurity, coprendo simultaneamente sia l’Operational Technology (OT) sia l’Information Technology (IT) pare una scelta sensata per assicurare che i sistemi produttivi beneficino di una combinazione di misure di protezione ad hoc senza alcun impatto sulla prosuzione.

Workstation: non più anello debole nella catena di sicurezza

In un ambiente Microsoft Windows, che ritroviamo quasi ovunque nel settore industriale, le workstation sono da sempre il punto debole dell’intero sistema. Un impianto efficiente deve essere in grado di contrastare cyberattacchi particolarmente aggressivi così come di porre automaticamente rimedio alla negligenza e/o all’errore umano – ad oggi la maggiore causa di incidenti informatici. Fenomeni, che possono essere affrontati, avvalendosi di varie funzionalità avanzate come l’analisi comportamentale o il controllo delle periferiche come chiavi USB pre-registrate o pre-scansite, per evitare il rischio oggettivo di esposizione del sistema a varie tipologie di intrusione.

Tutelare le postazioni di lavoro remote e l’accesso remoto all’infrastruttura

È indubbio che la distanza tra i sistemi industriali e Internet si stia accorciando sempre più, anche a fronte del fatto che tali sistemi o la relativa manutenzione vengano trasferiti sempre più spesso nel cloud o remotizzati al fine di ottimizzare i processi. Tale apertura però ne incrementa l’esposizione ai cybercriminali perennemente alla ricerca di una falla nell’armatura. I produttori e gli ingegneri sono impegnati primariamente nella progettazione di sistemi innovativi ma la loro integrazione con le reti implica la necessità di tributare maggior attenzione alle modalità con cui si garantisce accesso remoto all’infrastruttura e alla protezione delle workstation remote.

Robert Wakim Offer Manager – Stormshield Industry Business Unit

Garantire un’alta disponibilità della rete

Nonostante la loro solidità, i sistemi operativi industriali non sono al sicuro da attacchi né compatibili con gli ambienti interconnessi odierni. Considerata la convergenza tra OT e IT, è più che mai necessario trovare un equilibrio tra la disponibilità della rete e la tutela contro gli attacchi informatici. Conditio sine qua non dell’alta disponibilità è che sistemi soggetti a vulnerabilità rimangano “aperti” per l’esecuzione delle operazioni anche in presenza di condizioni che possano cagionare disservizi.

Capire la differenza tra i rischi relativi all’ OT e all’ IT non è più importante, benché si stiano facendo passi in avanti in tal senso in ambito industriale. L’avvicinamento tra ambienti OT e IT è solo un vantaggio per le aziende, ma per beneficiarne efficacemente è essenziale proteggere entrambi, assicurandosi la massima disponibilità dei sistemi e combattendo attivamente il rischio di cyberattacchi.

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