Sbarazzarsi delle vulnerabilità Meltdown e Spectre: ora possibile con lo scanner gratuito di G DATA


 

L’applicazione suggerisce agli internauti come proteggere i propri sistemi contro attacchi che sfruttano falle di sicurezza locali.

Bochum (Germania)  Il produttore di sicurezza IT G DATA ha sviluppato e reso disponibile a titolo gratuito un’applicazione che verifica l’integrità del sistema rispetto alle vulnerabilità Meltdown e Spectre. In presenza di una delle due falle, lo scanner spiega agli utenti come proteggersi contro eventuali scenari di attacco.I computer dotati di buoni software di sicurezza sono sufficientemente tutelati contro cyberattacchi derivanti da internet. Un pacchetto antivirus efficiente offre anche protezione scrupolosa in caso di attacchi provenienti da fonti offline, come una chiavetta USB infetta o altre periferiche connesse al computer. Con il proprio scanner gratuito, disponibile da subito G DATA protegge i dispositivi degli utenti contro attacchi che sfruttano le vulnerabilità Meltdown o Spectre.

Funzioni dell’applicazione

Lo scanner analizza importanti parametri ed impostazioni del computer, tra cui:

  • ultimo aggiornamento Microsoft condotto
  • tipo di processore impiegato nel computer e eventuali falle di sicurezza
  • sistema operativo utilizzato
  • presenza di impostazioni essenziali per la sicurezza nel BIOS
  • compatibilità dell’antivirus installato con le nuove patch di Microsoft.

Dopo aver completato il test, lo scanner gratuito di G DATA suggerisce eventuali correzioni. Gli internauti dovrebbero applicare immediatamente le misure di sicurezza consigliate dall’applicazione per assicurarsi che il sistema utilizzato goda di una protezione efficace.

Requisiti di sistema:

Windows 10, Windows 8.1, Windows 8, Windows 7 SP1, Windows Server 2016, Windows Server 2012 R2, o Windows Server 2012. Lo scanner G DATA per Meltdown & Spectre necessita di .NET Framework 4 o successivo, solitamente pre-installato su Windows 8 / Windows Server 2012. Nel caso si utilizzasse Windows 7 SP1, o Windows Server 2008 R2 SP1 è necessario installare anche .NET Framework 4.7.1.

L’applicazione è disponibile al link: https://secure.gd/dl-mss

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Android nel mirino anche nel terzo trimestre 2017


G DATA pubblica la nuova statistica sui malware prodotti ai danni di Android registrati nel terzo trimestre 

Bochum- Con 810.965 nuovi malware per Android registrati nei tre mesi estivi (Giugno/Settembre 2017) e un aumento del 17% rispetto a quanto rilevato nel secondo trimestre, i rischi per gli utenti del noto sistema operativo mobile non accennano a diminuire e rappresentano una minaccia particolarmente accentuata in Italia dove circa il 66% degli utenti di smartphone usa Android (fonte: Statcounter), ma solo un utente su tre dispone di un sistema operativo aggiornato.

Rilevato un nuovo malware per Android ogni 9 secondi

Da Gennaio a Settembre gli analisti G DATA hanno identificato un totale di 2.258.387 nuovi ceppi di malware per Android, di cui 810.965 solo nel trimestre estivo, con una media di 8.815 nuovi rilevamenti al giorno, circa uno ogni nove secondi.

Gli attuali incidenti di sicurezza richiedono un ripensamento da parte dei produttori

Gli attacchi informatici come KRACK, Blueborne e Gooligan o trojan come Xafecopy continuano a fare notizia. Google solitamente reagisce velocemente e pubblica aggiornamenti di sicurezza, tuttavia questi sono frequentemente implementati solo sui suoi stessi dispositivi. In base alle più recenti statistiche di Google, su scala globale solo il 18% degli utenti Android beneficia della versione 7.0 del sistema operativo, che ha già un anno – ancor meno utenti dispongono già della versione successiva. Le falle di sicurezza sono e restano semplicemente aperte. Per molti dispositivi qualsiasi aggiornamento deve essere adattato al sistema operativo modificato del produttore di device mobili. Non è sempre chiaro se l’aggiornamento per un particolare dispositivo sarà mai disponibile.

I dispositivi mobili sono una parte indispensabile della routine digitale, sono compagni sempre presenti e sono utilizzati con crescente frequenza per lo shopping, per le transazioni bancarie oltre che per le attività professionali. Sarebbe opportuno quindi prendere precauzioni, con l’auspicio che i produttori comprendano in via definitiva l’importanza di fornire aggiornamenti o che un’adeguata legislazione imponga ai produttori l’aggiornamento tempestivo del proprio OS come vincolo per la commercializzazione del dispositivo.

Facciamo chiarezza

Indubbiamente gli utenti di tablet e smartphone Android ad oggi percepiscono poco quanto i propri dati (contatti / foto), la navigazione (phishing, infezioni drive-by, dirottamento delle sessioni) e le proprie transazioni bancarie o gli acquisti compiuti tramite device mobili siano a rischio. E’ tuttavia un dato di fatto che la situazione sia ben più allarmante di quanto a volte ipotizzato da alcuni quotidiani o testate generaliste e, di recente, da Altroconsumo, che in un recente articolo (copertina novembre 2017) sminuisce purtroppo l’oggettiva vulnerabilità di Android infondendo nei lettori un’imprudenza ingiustificata nei confronti di un livello di rischio tanto più serio quanto più obsoleto il sistema operativo utilizzato. Ricordiamo che in Italia solo poco più del 30% degli utenti di smartphone e tablet Android si avvale di Nougat (Fonte: Statcounter).

Il 70% degli utenti Android in Italia usa un sistema operativo obsoleto. Fonte: Statcounter

L’articolo di Altroconsumo conclude peraltro che l’allarmismo sull’attuale diffusione dei malware sia generato dai vendor per avvantaggiarsene e che, senza purtroppo illustrare minimamente come siano stati condotti i test, le soluzioni dei più noti produttori comunque non sarebbero in grado di proteggere gli utenti. Ciò, nonostante organizzazioni indipendenti di fama mondiale, come AV-Test, verifichino e certifichino ininterrottamente la capacità di numerosissime applicazioni di prevenire e/o bloccare anche le minacce più complesse.

Dati alla mano, oltre che per coscienza verso gli utenti Android, non possiamo che distanziarci pubblicamente da contenuti di siffatta natura.

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