Add-on piratato di WordPress trasforma siti in dispenser di malware


Gli analisti G DATA analizzano una backdoor che viene diffusa con moderne tecniche SEO.

Bochum (Germania) – Tra gli strumenti utilizzati nella creazione di siti web, WordPress è sicuramente uno dei CMS (content management system) più noti e impiegati. Le numerose estensioni disponibili permettono di creare pagine web facilmente pur non disponendo di buone capacità di programmazione. È comunque importante prestare attenzione nello scegliere i plugin.

L’idea di creare il proprio sito internet è associata ad un’ingente quantità di lavoro manuale. La strumentazione moderna lo rende invece un gioco da ragazzi –innumerevoli i layout già “pronti all’uso” nei quali bisogna solo aggiungere testo e immagini. Molte estensioni per WordPress sono gratuite, mentre altre sono a pagamento. Un webmaster attento ai costi cerca di evitare al massimo questo genere di spese. Nel caso evidenziato in questo report, i criminali mirano a colpire i numerosi utenti WordPress che desiderano avvalersi di template gratuiti, ecco come.

Trappola gratuita?

Alcune tipologie di temi a pagamento sono molto più utilizzate di altre e non stupisce che sul web se ne possano trovare anche di piratate. Parte di queste copie contraffatte vengono fornite con “add-on” nascosti che possono creare non pochi problemi al webmaster poiché in grado di trasformare le pagine web in distributori di malware, ovviamente del tutto all’oscuro dell’amministratore del sito.

Ottimizzazione dei motori di ricerca aka SEO

Chiunque sia in possesso di un sito web desidera essere il primo sui motori di ricerca. I risultati presentati su Google si basano su diversi criteri, uno dei quali, oltre all’impiego delle giuste keyword, è la frequenza con cui la pagina valutata viene menzionata da altre pagine. Alcune società assumono uno o più dipendenti con il compito di applicare la miglior strategia per far apparire il sito il più in alto possibile nei risultati delle ricerche. Questa attività è chiamata ottimizzazione dei motori di ricerca (Search Engine Optimization – SEO). Strategie adottate anche dai cybercriminali, esistono infatti alcuni template WordPress contraffatti che integrano tecniche SEO per incrementare la distribuzione di codice malevolo, come l’ultima evoluzione della backdoor Wp-Vcd, che una volta installata su WordPress crea automaticamente un account amministratore nascosto che consente all’hacker di accedere alla piattaforma quando più gli aggrada e, per esempio, postare malware sul sito compromesso a propria discrezione.

In primo acchito la backdoor è stata riscontrata scaricando il tema ExProduct v1.0.7 dal sito “hxxp://downloadfreethemes.download” che ospita numerosissimi template WordPress (al momento dell’analisi 32.200) piratati. Ulteriori analisi hanno rivelato quanto l’autore fosse proattivo nel posizionare al meglio il template sui motori di ricerca e quanto l’algoritmo di Google sia passibile di raggiro.

Ulteriori informazioni sull’analisi

Ulteriori informazioni e dettagli tecnici su diffusione e funzionamento della backdoor sono contenute nel whitepaper reperibile in lingua inglese al link https://file.gdatasoftware.com/web/en/documents/whitepaper/G_Data_Whitepaper_Analysis_Wp_vcd.pdf

Uomo avvisato mezzo salvato

Fino a quando le persone riporranno cieca fiducia in qualunque sito web venga loro proposto, saranno potenziali vittime e ciò non cambierà in tempi brevi. Agli occhi di moltissime persone i servizi di ricerca e di posta elettronica che Google eroga da anni sono estremamente affidabili. I criminali lo sanno bene e sfruttano la situazione, riuscendo a posizionare ottimamente persino applicazioni quali “paypal generator v1.0” o “Facebook hacker v2.3 updated” nei risultati dei motori di ricerca. Il team GDATA raccomanda di prestare attenzione ai contenuti per evitare di cadere nel mirino dei criminali online.

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Un 2017 di fuoco: 343 nuovi malware per Android all’ora!


Con un totale di oltre tre milioni di nuovi malware per Android anche il 2017 ha mostrato il suo lato oscuro. Nel solo quarto trimestre del 2017 i G DATA Security Labs ne hanno rilevati 744.065, ossia 8225 nuovi file nocivi per i sistemi operativi Android al giorno. Nonostante si sia riscontrato un minimo calo del tasso di crescita totale anno su anno rispetto al 2016 (3.246.284), non si può dire che le minacce a cui siamo esposti siano meno elevate. Il recente caso di Meltdown e Spectre ha nuovamente evidenziato quanto sia necessario riconsiderare la sicurezza dei dispositivi mobili. Con “Project Treble”, una funzione disponibile con la più recente versione di Android, Google tenta di accelerare la distribuzione degli aggiornamenti agli utenti. Sarà la soluzione?

700mila applicazioni malevole individuate su Google Play

Nel corso dello scorso anno, Google e i produttori di soluzioni AV hanno rilevato oltre 700mila applicazioni che violano le linee guida del Play Store, il 70% in più rispetto al 2016. Tra queste le copycats, applicazioni dai contenuti inaccettabili e malware.

La statistica mostra che le applicazioni malevole riescono a raggiungere lo Store nonostante le innumerevoli funzioni di sicurezza implementate da Google. Per questo motivo gli utenti dovrebbero assolutamente installare sul proprio dispositivo una Security App, in grado di individuare per tempo le applicazioni contenenti funzioni dannose. La Security App dovrebbe essere dotata della scansione antivirus, per identificare eventuali trojan, malware e altri codici malevoli sui dispositivi Android e nelle applicazioni.

Le vulnerabilità impongono un cambiamento di rotta

Abbiamo già indicato in altri testi sull’argomento che, per gli esperti, Android è leader maximo delle vulnerabilità. Nel solo 2017 diversi sviluppatori e ricercatori hanno rilevato 842 falle nelle diverse versioni del sistema operativo firmato Google. Questo predominio si può argomentare adducendo il fatto che Android è un progetto open source, sono quindi molte le persone che hanno la possibilità di apportare modifiche e condurre ricerche sul software. Il problema tuttavia non si limita alle vulnerabilità del software ma riguarda anche e soprattutto le falle dell’hardware. Meltdown e Spectre, le gravi falle di sicurezza dei processori utilizzati anche nei dispositivi mobili, hanno mostrato ancora una volta quanto sia necessario velocizzare i processi al fine di assicurare agli utenti aggiornamenti tempestivi, poiché la maggior parte dei cyber attacchi sfrutta vulnerabilità note.

Project Treble: forse la luce in fondo al tunnel?

Gli aggiornamenti di Android costituiscono da sempre un tema spinoso – non solo dal punto di vista degli utenti. Le vulnerabilità vengono rese note sempre più frequentemente e a distanza sempre più ravvicinata e proprio gli smartphone sono maggiormente a rischio. Con la pubblicazione del nuovo Android 8.0 “Oreo” Google ha presentato il suo “Project Treble”. Gli sviluppatori Android puntano ad una distribuzione generale degli aggiornamenti più rapida, con l’intento di non limitare la ricezione tempestiva degli update ai soli modelli Pixel e Nexus.

Fino ad ora infatti era necessario rispettare cinque fasi prima della pubblicazione di un aggiornamento: il team Android metteva a disposizione un codice Open Source che i produttori di processori potevano adattare ai propri hardware specifici. Dopo di che era il turno dei produttori di smartphone, a cui veniva data la possibilità di personalizzare la nuova release. I provider che vendono propri dispositivi mobili ai clienti, avevano anch’essi l’opportunità di apportare le proprie modifiche al software. Solo allora si poteva rilasciare la nuova versione del sistema operativo. Questi processi concatenati richiedono da sempre tempi molto lunghi, con la conseguenza che gli utenti ricevono gli aggiornamenti a mesi o addirittura anni di distanza (e in alcuni casi neanche mai) rispetto al rilascio da parte del team Android.

Semplificazione dei processi

Tramite “Treble” Google ha modificato il processo e messo a disposizione una cosiddetta “interfaccia vendor” quale trait d’union tra il Framework Android-OS e gli adeguamenti del produttore. Tale interfaccia contiene tutte le informazioni specifiche rilevanti per l’hardware, come ad esempio i driver dei chipset. I produttori di smartphone possono così consegnare rapidamente gli update di Android, senza doverli adattare alle proprie esigenze.

Gli utenti avrebbero finalmente l’opportunità di beneficiare degli aggiornamenti di sicurezza più rapidamente senza doversi più preoccupare dei lunghi tempi di attesa. Sono soprattutto gli smartphone di fascia bassa a non ricevere alcuna protezione contro le vulnerabilità, sovente perché già in fase di produzione montano un software obsoleto.

Il neo: disponibilità di “Treble” a discrezione del produttore

“Project Treble” è disponibile su tutti gli smartphone che sin dalla produzione dispongono di Android Oreo. Tuttavia un aggiornamento alla versione 8.0 successivo alla produzione non garantisce la fruibilità del progetto, poiché Google lascia ai produttori la libertà di scegliere se fornire o meno la funzione con l’aggiornamento. Al momento dell’acquisto di un nuovo smartphone con sistema operativo Android, gli utenti dovrebbero quindi assicurarsi che sia dotato della versione 8.0 di Android di fabbrica e che quindi integri il “progetto Treble” by default. Così facendo, ci si assicura di fruire rapidamente delle patch di sicurezza contro falle come Spectre.[1]

[1] https://android-developers.googleblog.com/2017/05/here-comes-treble-modular-base-for.html

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Android colabrodo: 8.400 nuovi malware al giorno nel primo trimestre 2017.


Il livello di rischio rimane allarmante, ma non è dovuto solo all’alacre attività dei cybercriminali.

Con una quota di mercato del 72 per cento a livello mondiale, il sistema operativo Android domina chiaramente il mercato della telefonia mobile. In Italia, circa il 69 per cento dei possessori di smartphone utilizza un dispositivo Android (Fonte: Statcounter, marzo 2017). Nel primo trimestre 2017, gli esperti dei G DATA Security Labs hanno individuato oltre 750.000 nuovi malware per Android, in media 8.400 nuove app dannose al giorno, una ogni dieci secondi.

Ancora troppo bassa la diffusione di Android 7

La vulnerabilità del sistema operativo Android, come di altri sistemi operativi, non é una novità. Molte aziende, tra cui Microsoft, Adobe o la stessa Google rilasciano con regolarità aggiornamenti di sicurezza. I proprietari di dispositivi Nexus o Pixel ricevono queste patch direttamente da Google. Purtroppo però la quota dei possessori dei “Googlefonini” è molto ridotta (nel mese di marzo 2017 in Italia oltre il 40% dei naviganti con smartphone Android impiegava dispositivi Samsung – fonte Statcounter), e attualmente, su scala globale, solo il 4.9 per cento degli utenti Android beneficia della versione 7 del sistema operativo sul proprio dispositivo, nonostante Nougat sia disponibile dal 7 agosto 2016 (status al 04.2017 Fonte: Google).

Tale enorme dilatazione dei tempi di consegna degli aggiornamenti dipende in massima parte dal fatto che quando Google rilascia una patch o una nuova versione del proprio sistema operativo, i produttori e gli operatori devono adattarla ai propri dispositivi. Il tutto richiede un’eternità e in alcuni casi tale processo non ha proprio luogo, forse perché la strategia di mercato per cui, su base annuale, sono immessi sul mercato nuovi top di gamma lascia poco spazio alla cura dei modelli precedenti (comunque ancora commercializzati poiché recenti) e della pletora di dispositivi di gamma medio-bassa. Per gli utenti ciò comporta l’esposizione a inutili rischi. Considerando l’impatto dei dispositivi mobili sulla quotidianità personale e aziendale, beneficiare di frequenti aggiornamenti di sicurezza che chiudono falle del sistema operativo è essenziale.

Come proteggersi

A differenza di Windows, per chi acquista un dispositivo sia esso uno smartphone o un tablet Android, non è sempre possibile determinare per quanto tempo e se il produttore renderà disponibili i dovuti aggiornamenti di sicurezza. Dotarsi di una soluzione completa per la protezione dei propri dati e delle proprie credenziali contro trojan come BankBot, contro malware in genere, tentativi di phishing, di dirottamento delle sessioni e di infezione drive-by è assolutamente un must. Di fronte al crescente volume e alla sofisticatezza delle minacce e al grado di obsolescenza dei sistemi operativi presenti sulla stragrande maggioranza degli smartphone e tablet Android, stare attenti non è sufficiente.

Conclusioni

Sebbene le moderne soluzioni complete per la sicurezza mobile siano in grado di tutelare gli utenti, riteniamo quanto mai opportuna una massiccia riduzione dei tempi di reazione da parte di tutti i produttori e un repentino cambio di rotta nei processi di distribuzione degli aggiornamenti di Android.

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Dispositivi mobili e vulnerabilità: perché un cambio di rotta è sempre più necessario


Logo-Claim-2015-3c-highresGli aggiornamenti di sicurezza del firmware di smartphone e tablet devono raggiungere l’utente in modo tempestivo.

Quando e come i produttori di smartphone e tablet decidono se chiudere le falle di sicurezza dei propri dispositivi? Questa ed altre domande sono state poste dalla Federal Trade Commission (FTC) e dalla Federal Communications Commission (FCC) ai vari produttori di device mobili negli Stati Uniti, richiedendo spiegazioni ed una chiara presa di posizione in merito.[1] Tale richiesta dimostra che la questione della protezione dei dispositivi mobili contro la criminalità informatica assume una crescente importanza. Anche G DATA ha più volte richiamato l’attenzione su questo argomento. [2]

OpenPadlock
Nuovi modelli di punta con cadenza annuale

Molti produttori di smartphone immettono ogni anno nuovi modelli di punta sul mercato, cui si affiancano una pletora di dispositivi di fascia medio-bassa e a basso costo. In sede di acquisto, all’utente non è chiaro se e per quanto tempo il proprio smartphone o tablet sia tutelato attraverso importanti aggiornamenti di sicurezza. Per rilasciare un update che chiude importanti vulnerabilità, è necessario considerare un infinito numero di variabili, tra cui ad esempio il fatto che gli operatori stessi devono adattare tali aggiornamenti alla versione di Android che hanno impiegato nei dispositivi brandizzati. Tutte queste variabili, provocano un sostanziale ritardo nel ciclo di rilascio di tali aggiornamenti all’utente.

Google rilascia aggiornamenti con regolarità

Google, quale sviluppatore del sistema operativo Android, dà il buon esempio e, come Microsoft con i suoi “patch days”, ha impostato una cadenza mensile per gli aggiornamenti di sicurezza. Purtroppo però, dal giorno in cui vengono rilasciati tali aggiornamenti al momento effettivo in cui raggiungono la maggior parte degli utenti, trascorrono settimane o addirittura mesi, con un forte impatto sulla sicurezza del dispositivo. Vulnerabilità critiche restano quindi aperte – e sfruttabili da eventuali aggressori – per un considerevole periodo di tempo.

Un inutile rischio per la sicurezza degli utenti

Tutto ciò rappresenta un rischio inutile per gli utenti, specialmente se consideriamo il ruolo ormai primario assunto da smartphone e tablet nella vita privata e nelle attività professionali di ciascuno di noi. Secondo uno studio condotto dalla ING-DiBa, il 47% dei correntisti conduce le proprie transazioni bancarie online tramite smartphone o tablet. E’ soprattutto quando svolgiamo attività come online-banking o shopping che è importante poter contare su una sicurezza completa, ma non solo, anche le aziende, i cui dipendenti impiegano tali dispositivi per la conduzione delle proprie attività, hanno il massimo interesse nell’assicurarsi che tali dispositivi siano dotati delle più recenti patch di sicurezza: una falla sfruttabile dai cybercriminali può essere fonte di ingenti quanto indesiderati danni economici.

Occorre un cambiamento di rotta

A nostro avviso è essenziale che si instauri una stretta sinergia tra i produttori dei dispositivi e sviluppatori di sistemi operativi. In tal senso è auspicabile la definizione di processi e procedure grazie alle quali gli aggiornamenti, specie quelli legati alla sicurezza del sistema operativo, raggiungano gli utenti tempestivamente. I cybercriminali hanno da tempo indirizzato la loro attenzione verso i dispositivi mobili, sviluppando e propagando malware sempre più sofisticati proprio per tali piattaforme [3], motivo per cui una rapida fruibilità degli aggiornamenti di sicurezza dovrebbe essere prioritaria per sviluppatori, produttori e, soprattutto, per gli utenti.


[1] https://www.ftc.gov/news-events/press-releases/2016/05/ftc-study-mobile-device-industrys-security-update-practices
[2] https://public.gdatasoftware.com/Presse/Publikationen/Malware_Reports/G_DATA_MobileMWR_Q3_2015_EN.pdf
[3] https://public.gdatasoftware.com/Presse/Publikationen/Malware_Reports/EN/G_DATA_MobileMWR_Q4_2015_EN.pdf

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3CX arricchisce il 3CX Phone System con il sistema di videoconferenze clientless basato su WebRTC


3CX-Logo-High-Resolution-1024x3723CX WebMeeting è una soluzione pienamente integrata e particolarmente versatile per la conduzione di conferenze online

LONDRA (UK) e MODENA (IT) – 3CX, produttore del pluripremiato centralino software-based 3CX Phone System per Windows, annuncia oggi la disponibilità della propria soluzione per la conduzione di conferenze via web, il 3CX WebMeeting. 3CX WebMeeting è una delle prime soluzioni per conferenze web a più partecipanti basate su WebRTC. Il lancio della soluzione qualifica 3CX come l’unico produttore di IP-PBX e piattaforme per le Unified Communications il cui centralino integri un sistema clientless completo per videoconferenze online.

3CX WebMeeting beneficia della rivoluzionaria tecnologia WebRTC di Google, che consente a comunicazioni audio/video di aver luogo tramite il browser web, assicurando ai partecipanti la possibilità di partecipare a meeting online senza dover scaricare alcun plug-in software aggiuntivo.

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La tecnologia WebRTC integrata nel 3CX WebMeeting

Perfettamente integrato nel 3CX Phone System, 3CX WebMeeting viene fornito come modulo aggiuntivo in modalità “hosted”, ciò implica che i clienti 3CX possono avvalersi delle funzionalità del sistema per conferenze web senza dover implementare alcun server aggiuntivo o dover accedere a profili di connettività internet con una banda più elevata. Mentre infatti la pianificazione e configurazione di una web conference ha luogo a livello locale, il meeting stesso viene ospitato nei data centre di 3CX, risparmiando alle aziende investimenti in banda aggiuntiva.

3CX WebMeeting può essere impiegato per soddisfare un ampio spettro di esigenze in termini di comunicazione quotidiana, dall’arricchire una telefonata standard con una trasmissione video, alla visualizzazione di presentazioni commerciali o di prodotto. Inoltre i clienti 3CX possono condurre webinar o corsi di formazione online impiegando la funzione di Aula Virtuale. Le conferenze web possono essere avviate con pochi click anche attraverso il 3CXPhone, risultano quindi facilmente accessibili per qualsiasi utente.

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Nick Galea, CEO di 3CX commenta: “L’uso innovativo della tecnologia WebRTC da parte di 3CX e il lancio della nostra soluzione clientless per conferenze web perfettamente integrata nella nostra piattaforma per la telefonia, impone nuovi standard nel settore dei centralini IP e delle Unified Communications. Questa è una svolta epocale nell’industria delle telecomunicazioni: con 3CX WebMeeting, la conduzione di conferenze online è alla portata di tutti. Infine, il lancio del 3CX WebMeeting conferisce a 3CX l’indiscussa leadership tecnologica nel mercato dei centralini IP. ”

Emiliano Papadopoulos, Distributore 3CX & CEO di Allnet-Italia aggiunge: “Siamo molto orgogliosi di avere come partner un vendor innovativo , dinamico e attento alle nuove tecnologie come 3CX. Con Webmeeting la collaudata piattaforma 3CX acquisisce funzionalità da Unified collaboration mantenendo quel rapporto prezzo qualità che la contradistingue da qualisasi altro sistema presente sul mercato. Il video , la comunicazione e collaborazione con 3CX fanno un salto di qualità importante per ridefinire il modo in cui le aziende lavorano nel futuro!”

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Nota per i lettori:
Per ulteriori informazioni su 3CX WebMeeting pregasi consultare: www.3cx.com/web-conferencing/

Listino:
Tutti i clienti 3CX fruiscono gratuitamente del 3CX WebMeeting per la conduzione di conferenze con fino a tre partecipanti. Per integrare ulteriori partecipanti, il canone annuale della soluzione è indicato qui di seguito. Uno sconto del 30% sarà applicato sul listino qui di seguito quale offerta lancio valida fino a fine settembre 2014.

  • 10 participanti – € 395
  • 25 participanti – € 795
  • 50 participanti – € 1395
  • 100 participanti – € 2395

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3CX pronta a sbaragliare il mercato delle video-conferenze con l’acquisizione di e-works


3CX-Logo-High-Resolution-1024x3723CX acquisisce la rivoluzionaria tecnologia WebRTC di e-works per fornire soluzioni di conferenze via web integrate e client-free

LONDRA (UK) e MODENA (IT) – 3CX, produttore del pluripremiato centralino VoIP per Windows, il 3CX Phone System, annuncia l’acquisizione di e-works, l’azienda italiana specializzata nella produzione di sistemi per videoconferenze. Dopo un primo accordo che aveva visto 3CX acquisire le licenze della tecnologia di web conferencing di e-works nell’ottobre del 2013, 3CX ha acquistato la compagnia come parte del piano strategico di sviluppo della propria soluzione per le videoconferenze, il 3CX WebMeeting.

L’acquisizione unisce due aziende perfettamente compatibili, ove sia 3CX sia e-works sono annoverati tra i pionieri nello sviluppo di tecnologie per le comunicazioni basate su software e sono noti quali propugnatori degli standard aperti. 3CX è il produttore leader di centralini software basati su standard aperti per Microsoft Windows ed e-works, fondata nel 1999 e tra i primi produttori delle soluzioni per le conferenze via web, ha rivoluzionato il mercato con la propria tecnologia avanzata. L’azienda si concentrerà ora sulla produzione del 3CX WebMeeting affiancando tale attività allo sviluppo di soluzioni per i propri clienti tra cui BT, Fiat e la Provincia di Trento. Infine e-Works opererà quale filiale di 3CX in Italia. Con una presenza sul territorio nazionale, 3CX intende soddisfare al meglio la crescente domanda del proprio 3CX Phone System in Italia.

3CX WebMeeting – a breve disponibile
L’imminente lancio del 3CX WebMeeting introdurrà sul mercato la prima soluzione per video-conferenze multiutente che impiega WebRTC. La rivoluzionaria tecnologia WebRTC di Google consente alle comunicazioni voce e video di aver luogo attraverso un browser internet che supporti gli standard aperti; ciò implica che i partecipanti saranno in grado di partecipare a meeting online senza dover scaricare alcun software o plug-in aggiuntivi.

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Nick Galea, CEO, 3CX

Nick Galea, CEO di 3CX afferma:
“A fronte del ruolo pionieristico ricoperto da entrambe le aziende nel campo delle tecnologie software-based per le comunicazioni, l’acquisizione di e-works fa parte della nostra visione strategica a lungo termine di consolidare la nostra leadership in termini di innovazione. L’acquisizione e l’imminente annuncio del 3CX WebMeeting rafforzerà in modo significativo la nostra presenza sul mercato delle Unified Communications. Con la tecnologia all’avanguardia di e-works capitalizzeremo sulla crescita di WebRTC, a nostro avviso in grado di rivoluzionare l’industria delle telecomunicazioni.”

Stefano Spattini, CEO di e-works afferma:
“Siamo estremamente lieti di condividere la lungimirante visione di 3CX sull futuro delle Unified Communications. Il 3CX Phone System è una piattaforma dotata di un’impareggiabile versatilità e il lancio del 3CX WebMeeting conferirà all’azienda il ruolo di precursore nell’uso di WebRTC. Uniti nel nostro impegno verso l’innovazione e gli standard aperti, non vediamo l’ora di dare insieme il via alla conquista del mercato del VoIP”.

Note per gli editori
3CX WebMeeting (www.3cx.com/web-conferencing)
Pienamente integrato nel 3CX Phone System, 3CX WebMeeting viene fornito in forma di funzione aggiuntiva fruibile in modalità hosted, i clienti di 3CX potranno quindi avvalersi delle funzioni di web conferencing senza installare alcun server aggiuntivo o cagionare un maggior fabbisogno di banda. 3CX WebMeeting consente agli utenti di arricchire le proprie chiamate con una presenza video, condividere la navigazione web e ospitare presentazioni e webinar avvalendosi della piena funzionalità delle Virtual Classroom.
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3CX acquisisce la tecnologia per le conferenze via web


3CX-Logo-HighresAttraverso una tecnologia matura, quale quella di e-works, 3CX sarà in grado di lanciare, già nei prossimi mesi, una soluzione di web conferencing innovativa e consolidata sul campo.

LONDRA (UK) / MODENA (IT) – 3CX, produttore dei pluripremiati centralini VoIP per Windows 3CX Phone System, risponde concretamente all’esigenza di una soluzione per la conduzione di conferenze via web semplice da usare e particolarmente competitiva, che si integri alla perfezione con il 3CX Phone System, onde garantire con pochi click una fruibilità ottimale di numerosi strumenti, tra cui la condivisione dello schermo, l’assistenza remota e le videoconferenze.

A tale fine, 3CX ha optato per l’integrazione della la solida tecnologia prodotta da e-works nei propri centralini. e-works è un’azienda italiana, con un’esperienza ultradecennale nello sviluppo di software per videoconferenze.

3cx-acquires-e-works-conferencing-tech - Featured Image FINAL“I nostri clienti desiderano avvalersi di una soluzione per il web conferencing integrata direttamente nei propri centralini. Non vogliono farsi carico di ulteriori curve di apprendimento né dei costi di licenza aggiuntivi che scaturiscono da servizi di teleconferenza separati dal resto dell’infrastruttura. A fronte di un’approfondita analisi di questo mercato, abbiamo riscontrato in e-works il fornitore della tecnologia più matura e innovativa, quindi più adeguata al 3CX Phone System. Dotando il nostro centralino della soluzione per le conferenze via web, offriremo ai nostri clienti una piattaforma completa per le Unified Communications. La tecnologia consolidata sul campo e basata su standard aperti offerta da e-works, risponde appieno a tali esigenze ed è in linea con la tecnologia best-of-breed per cui 3CX è nota”, afferma Nick Galea, CEO di 3CX.

“Il fatto che una delle aziende leader mondiale nel settore delle telecomunicazioni, quale 3CX, tributi ad e-works un primato nello sviluppo di soluzioni per le conferenze via web, è per noi un grande riconoscimento. Siamo lieti di collaborare con 3CX e di dar vita ad una soluzione di web conferencing perfettamente integrata nel pluripremiato 3CX Phone System”, commenta Stefano Spattini, CEO di e-works.

Soluzione di web conferencing intuitiva e innovativa, basata su standard aperti
Un recente studio di Infonetics ha evidenziato la necessità della clientela di fruire, a costi contenuti, di una soluzione per il web conferencing basata su standard aperti ed integrata nel proprio PBX. Attraverso tale integrazione le aziende beneficiano da un lato della multimedialità delle telecomunicazioni attraverso un’infrastruttura già in proprio possesso e dall’altro azzerano le risorse necessarie per l’apprendimento di nuovi sistemi.

3CX: rivoluzioniamo le videoconferenze con WebRTC
La tecnologia server impiegata da 3CX per le conferenze via web supporterà appieno il nuovo standard WebRTC, che consente agli utenti di partecipare alle videoconferenze senza dover installare alcun software. Grazie a questa funzione innovativa 3CX surclassa le soluzioni di web conferencing esistenti, per lo più proprietarie e fruibili solo attraverso pesanti client.

WebRTC, sostenuto da Google ed altre note aziende, non solo sta guadagnando sempre più terreno, ma presenta tutti i presupposti per rivoluzionare gli standard della comunicazione.

“Con WebRTC è possibile comunicare live con chiunque, come se ci si trovasse nella stessa stanza. WebRTC colma una lacuna critica della piattaforma web, poiché consente di comunicare in tempo reale semplicemente caricando una pagina web” afferma Justin Uberti, Tech Lead di WebRTC, Google.

“WebRTC apre un nuovo fronte nella lunga lotta a favore di un web libero e aperto”, aggiunge Brendan Eich, CTO, Mozilla.

Siamo in una fase avanzata dello sviluppo di questa tecnologia, i debiti annunci seguiranno a breve.

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