CCleaner con ospite sgradito “a bordo”, una breve analisi


Alcuni ricercatori hanno riscontrato che la versione 5.33 della nota applicazione di manutenzione del sistema “CCleaner” è gravata da software malevolo. Oltre ad invitare gli utenti ad aggiornare l’applicazione con la versione 5.34, G DATA analizza la situazione tracciando parallelismi con altri casi simili.

Bochum – Per circa un mese la nota applicazione “CCleaner”, impiegata per ottimizzare le prestazioni, proteggere la privacy e pulire i registri di sistema dei PC Windows, è stata distribuita con un passeggero clandestino. I ricercatori di Talos hanno scoperto che la versione infetta dell’applicazione è stata resa disponibile tramite i server di download ufficiali del produttore. Due fatti rendono questo incidente particolarmente esplosivo: in primis l’applicazione è molto comune. Secondo i dati del produttore, l’applicazione è stata scaricata oltre due miliardi di volte in tutto il mondo. Il numero di utenti interessati è quindi indiscutibilmente elevato. In secondo luogo la versione infetta di CCleaner è stata firmata con un certificato valido. Tale certificato, tra l’altro, dovrebbe garantire che un’applicazione provenga da un produttore affidabile. Pertanto, chi utilizza un certificato valido rubato per firmare un malware ha modo di raggiungere un ampio numero di utenti. Windows non esegue infatti applicazioni non firmate se le impostazioni di sistema non sono state manipolate precedentemente.

I clienti G DATA sono protetti

La versione contraffatta del CCleaner è stata resa disponibile tra il 15 agosto e il 12 settembre tramite la pagina di download ufficiale e viene riconosciuta da tutte le soluzioni G DATA come Win32.Backdoor.Forpivast.A  

Il produttore ha già rilasciato una versione “ripulita”. Gli utenti che attualmente si avvalgono della versione 5.33 dovrebbero aggiornare l’applicazione all’attuale 5.34. Nelle versioni gratuite del programma gli aggiornamenti non sono automatizzati. In questo caso l’attuale file di installazione dovrà essere scaricato e installato.

File scaricabili compromessi? Niente di nuovo sotto il sole

Il fatto, che la versione infetta (5.33) sia stata firmata con un certificato valido può essere un indicatore di diversi problemi di sicurezza, a partire da una vulnerabilità nel processo di firma del produttore fino ad una possibile compromissione dell’organizzazione che ha rilasciato il certificato. Tuttavia, firmare un software dannoso con certificati validi rubati o distribuire versioni compromesse di software affidabili attraverso siti di download ufficiali non è certamente una novità. In passato, è già accaduto con un client torrent per Mac e con una distribuzione Linux. Lo stesso ransomware “Petna” (Petya o NotPetya che dir si voglia) è stato diffuso utilizzando l’infrastruttura di aggiornamento di un software per la gestione finanziaria.

Gli autori di malware si fanno carico di uno sforzo crescente per poter infettare il maggior numero di sistemi nel più breve tempo possibile. In questo quadro, il percorso di distribuzione del software risulta un obiettivo molto remunerativo per i criminali che desiderano assicurarsi una vasta diffusione del proprio software dannoso. Se l’infiltrazione in una fase del ciclo produttivo dei software ha successo, avrebbe conseguenze dirette – e anche questo è già accaduto in passato.

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Può essere che gli hacker vadano in ferie a luglio?


Dopo aver rilevato forti ondate di cybercriminalità a giugno abbiamo riscontrato una certa quiete fino alla fine di luglio – forse gli hacker vanno in ferie a luglio? Con lo strumento Breach Fighter, il team di Security Intelligence di Stormshield rileva e analizza i malware esaminando milioni di spam e attacchi mirati. Dagli stabilimenti balneari al ritorno di Locky – da un tipo di onda all’altra.

In vacanza a luglio e rientro in agosto?

Breach Fighter è uno strumento integrato in centinaia di migliaia di firewall di Stormshield Network Security distribuiti in tutto il mondo allo scopo di raccogliere quanti più campioni o modelli di attacco possibili. Utilizzando questo strumento, il team di Security Intelligence di Stormshield è riuscito a identificare una concreta variazione nel volume di attacchi cybernetici. Dopo i picchi verificatisi quasi quotidianamente nel mese di giugno, i volumi sono diminuiti drasticamente nel corso di luglio, con una modesta ripresa negli ultimi giorni del mese.

 

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Non foss’altro che per il curioso periodo di calma, questa considerevole diminuzione di attacchi potrebbe suggerire che gli hacker e i loro committenti vadano in vacanza. Forse hanno dovuto scegliere tra investire fondi nelle vacanze o in nuovi attacchi malware? E hanno ripreso le proprie attività tra la fine di luglio e l’inizio di agosto per l’irrefrenabile desiderio di scoprire se e quando tra Daenerys e Jon Snow in Game of Thrones sboccerà qualcosa di più che una semplice amicizia? Oppure non volevano perdere l’occasione di influenzare gli acquisti del FC Barcelona dopo la partenza di Neymar? Fortunatamente anche attività apparentemente aride come l’analisi acribica delle minacce danno adito a ipotesi che strappano un sorriso.

Stormshield Security intelligence: prevenzione e reazione

La squadra di Security Intelligence di Stormshield ha due missioni principali: studiare e capire le minacce al fine di migliorare i prodotti Stormshield da un lato e di fornire il proprio contributo alla cybersecurity condividendo le proprie analisi e collaborando strettamente con organizzazioni professionali (CERT, istituti di ricerca, specialisti della sicurezza e altri).

Una chiara identificazione delle minacce è infatti il primo passo per affrontarle in maniera risolutiva. Come azienda votata all’innovazione, Stormshield valuta modi per combattere le minacce in modo proattivo, attraverso prodotti come Stormshield Endpoint Security, la cui capacità di bloccare minacce day zero sul nascere, senza richiedere alcun aggiornamento, è il carattere distintivo di una soluzione frutto del lavoro incessante del team di Security Intelligence.

Tramite Breach Fighter, integrato nei firewall perimetrali di Stormshield, i clienti Stormshield caricano su una sand-box nel cloud un gran numero di file da suddividere tra applicazioni legittime (goodware) e fraudolente (malware). Questo sistema di intelligence contro le minacce si avvale di strumenti proprietari, tra cui un honeypot (dati che fungono da “esca” per eventuali attacchi), un laboratorio d’analisi del malware, un linguaggio di classificazione personalizzato e algoritmi di apprendimento automatico.

Insieme a informazioni provenienti da fonti esterne, i prodotti Stormshield producono enormi quantità di informazioni e file, costantemente eviscerati dal team di Security Intelligence con l’obiettivo di disporre di un bacino di dati quanto più ampio possibile e di assicurare il miglior tasso di identificazione dei malware sul mercato.

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G DATA mette a nudo ZeuS Panda


Gli analisti G DATA hanno curiosato nella struttura di questo ospite fisso tra i trojan che mirano al mondo bancario. Ora disponibile l’analisi completa di un malware particolarmente articolato.

Bochum – Il banking trojan ZeuS e la sua variante chiamata “Panda” hanno rappresentato negli ultimi sei anni un esempio di malware “prezzemolino” nell’universo delle minacce ai sistemi bancari. L’analisi G DATA rivela un trojan assolutamente fuori dal comune.

Come sapere se i sistemi sono infetti

Partiamo con una cattiva notizia: una volta che una macchina non protetta è stata infettata, è quasi impossibile rilevare la presenza di ZeuS Panda guardando solo i contenuti sullo schermo. Quanto visualizzato sullo schermo è infatti frutto di una intelligente manipolazione che presenta all’utente un perfetto clone di un particolare sito bancario o di sito per i pagamenti online. Gli utenti vengono indotti ad eseguire una donazione a un ente caritatevole o ingannati con richieste di restituzione di un pagamento ricevuto erroneamente, altri aggressori addirittura alzano la posta adducendo indagini sul riciclaggio di denaro condotte dalla “polizia finanziaria tedesca” (non esiste una simile istituzione in Germania, almeno non sotto questo nome). Oltre ad appropriarsi dei dati immessi sul sito web e modificare ciò che l’utente può vedere, ZeuS Panda manipola anche alcune impostazioni di sicurezza e allarmi all’interno del browser, che altrimenti potrebbero rivelarne la presenza.

Ed ora la buona notizia: esistono tecnologie in grado di rilevare un’infezione anche in assenza di una firma per questo malware, come ad esempio G DATA BankGuard.

Perchè Panda è speciale

Sono numerosissime le applicazioni dannose che cercano di eludere la rilevazione e di precludere l’analisi. ZeuS Panda è dotato di meccanismi articolati per evitare che venga analizzato: ad esempio controlla se sono presenti indicatori tipici di macchine virtuali – tra cui VMWare, OpenBox, Wine o qualsiasi tipologia di ambiente HyperV. Molti analisti testano campioni di malware in ambienti virtuali, il malware tenta quindi di compromettere l’analisi. Inoltre, Panda verifica la presenza di molti strumenti utilizzati dagli analisti tra cui ProcMon, Regshot, Sandboxie, Wireshark, IDA e il debugger SoftICE. Se viene rilevata la presenza di uno di questi programmi, il malware non viene eseguito. Altre applicazioni malevole utilizzano controlli davvero superficiali per verificare la presenza di VMWare e OpenBox, funzioni spesso copiate e incollate da codice di terzi. Nel caso di Panda, non solo la verifica è approfondita ma sono stati utilizzati diversi “packer” per creare il file dannoso, cosa che obbliga gli analisti a spacchettizzare il file manualmente. Insomma i creatori di ZeuS Panda hanno creato un malware che dà parecchio filo da torcere agli analisti.

Online circolano anche altri tipi di malware che utilizzano tecniche simili, ma in molti casi l’implementazione è scadente o il trojan stesso contiene errori, limitandone l’efficacia. Tra i numerosi esempi figurano anche casi in cui, dopo aver condotto le attività di deoffuscamento del codice, è risultato che l’URL che doveva essere contattato dal malware conteneva un errore di battitura, azzoppando l’intero costrutto.

Non è questo il caso di ZeuS Panda il cui compito è di continuare a raccogliere dati fino a quando non gli viene ordinato il contrario. Anche qualora il server di comando e controllo di riferimento sia tolto dalla rete, il malware continua ad accumulare i dati sul sistema fino a quando non può scaricarli su un altro server.

Un “coltellino svizzero” fabbricato nell’Europa orientale

Ciò che differenzia Panda in termini di meccanismi di evasione e qualità della produzione, è la sua versatilità. Sebbene ZeuS Panda sia innanzitutto un Trojan bancario, è anche in grado di rubare altri tipi di dati da un sistema, inclusi i contenuti degli appunti (ossia quello che viene copiato in un file per incollarlo altrove  – le applicazioni che gestiscono le password utilizzano spesso la clipboard per trasferire le credenziali dal gestore delle password ad un’altra applicazione o sito web) e eventuali screenshot. Inoltre può implementare una backdoor completa sul sistema infetto tramite VNC. Una situazione equiparabile all’avere qualcuno che siede alle nostre spalle e ci spia quotidianamente 24 ore su 24.

Quale funzione di ZeuS Panda è effettivamente attiva sul sistema dipende dalla configurazione del malware stesso, che si aggiorna automaticamente a intervalli regolari. L’applicazione può quindi trasformarsi da trojan bancario a spyware e controllo remoto di un PC in pochi minuti, a discrezione esclusiva dell’aggressore.

In merito all’origine di ZeuS Panda le indicazioni sono molto chiare: il malware non si attiva se rileva che il sistema aggredito si trova in Russia, Ucraina, Bielorussia o Kazakistan.

Analisi dettagliata

Il rapporto contenente l’analisi tecnica dettagliata di ZeuS Panda è scaricabile dal sito G DATA Advanced Analytics ed è integrato in due articoli postati dal team sul sito (Parte 1 e Parte 2 ).

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AV-TEST: protezione perfetta con G DATA Mobile Internet Security


La soluzione mobile ha rilevato il 100 per cento delle attuali minacce al sistema operativo Android.

Bochum (Germania) – Nell’ultimo test comparativo effettuato, AV-TEST ha analizzato 20 soluzioni di sicurezza per il sistema operativo Android, di cui ha valutato il livello di resistenza contro le attuali minacce. G Data Mobile Internet Security ha rilevato il 100 per cento di tutti i malware utilizzati nel test. Pieni voti attribuiti anche per facilità d’uso e le utili funzionalità aggiuntive. Ne consegue che G Data Mobile Internet Security ha ottenuto il massimo punteggio ottenibile, assicurandosi una collocazione ai vertici della classifica e l’ambita certificazione AV-TEST.

Attraverso scenari di test realistici, AV-TEST analizza le applicazioni di sicurezza per dispositivi mobili e il loro comportamento rispetto alle attuali minacce. Nello specifico, l’Istituto mette alla prova le capacità della soluzione utilizzando tutte le funzionalità che essa offre e testandone il grado di protezione a tutti i livelli.

Tra i criteri salienti del test anche la valutazione dell’impatto della app sull’uso dello smartphone, la possibilità di cifrare il traffico dati generato attraverso rete mobile o hotspot wifi aperti, l’efficacia del controllo genitoriale sulla navigazione.

“Le minacce per i dispositivi Android sono in costante aumento. L’uso di soluzioni efficaci per la protezione di smartphone e tablet offre sicurezza. I test eseguiti da AV-TEST mostrano quali prodotti garantiscono la migliore protezione “, ha dichiarato Andreas Marx, CEO di AV-TEST. “In questo frangente, G DATA Mobile convince regolarmente ottenendo ottimi voti in tutte le categorie di test.”

Anche Dragomir Vatkov, responsabile del Product Management di G DATA sa che il miglioramento continuo della soluzione di sicurezza è un criterio chiave per garantire la migliore protezione possibile agli utenti di device Android. “I risultati dei test condotti da AV-TEST confermano regolarmente il valore della nostra soluzione G Data Mobile Internet Security”, afferma Vatkov.”Il test attuale della nostra soluzione documenta inequivocabilmente che le nostre tecnologie di sicurezza proteggono gli utenti in modo affidabile contro le minacce informatiche. Siamo particolarmente soddisfatti che il nostro impegno quotidiano nella lotta al cybercrime dia i suoi frutti”.

Dettagli del Test:

  • Soluzioni di sicurezza testate: 20 inclusa G DATA Mobile Internet Security
  • Piattaforma / Sistema operativo: Android
  • Periodo: Maggio 2017
  • Eseguito da: AV-TEST

Sicurezza Mobile efficace sempre più essenziale

L’analisi dello status quo della sicurezza mobile condotta nel primo trimestre 2017 ha rivelato che i criminali informatici puntano a dispositivi mobili con crescente frequenza, perché molti utenti eseguono transazioni bancarie o fanno acquisti tramite smartphone o tablet. Una app di sicurezza per device Android dovrebbe includere sia un antivirus che tuteli contro trojan, virus e altri malware ma anche una protezione della navigazione e strumenti antiphishing a tutela degli utenti contro e-mail e siti web pericolosi.

G Data Mobile Internet Security assicura una protezione affidabile e completa per  dispositivi dotati di sistema operativo Android. Oltre a fornire protezione contro malware, applicazioni malevole e pericoli derivanti dalla navigazione mobile, la app di sicurezza intelligente tutela gli utenti contro le conseguenze fatali di perdita o furto del dispositivo: gli smartphone possono essere tracciati ed è possibile eliminare a distanza tutti i dati in essi memorizzati allo scopo di impedirne l’accesso da parte di terzi.

G DATA Mobile Internet Security: una panoramica

  • Protezione contro phishing e siti web dannosi attraverso un sistema di rilevazione cloud-based.
  • Protezione contro applicazioni pericolose: il controllo delle app verifica i diritti richiesti dalle stesse e avvisa qualora si installi una app particolarmente “curiosa”
  • Protezione contro malware per Android: grazie alla connessione al cloud, il sistema di scansione avanzata è sempre aggiornato alla versione attuale. L’analisi non ha alcun impatto sulle prestazioni del dispositivo e riconosce programmi malevoli.
  • Protezione contro la perdita o furto del dispositivo: qualora smartphone o tablet vengano smarriti o sottratti, tutti i dati ivi archiviati possono essere eliminati, il dispositivo può essere localizzato e bloccato.
  • Funzionalità di parental control estese e personalizzabili garantiscono un uso sicuro del dispositivo anche ai più piccoli
  • Il modulo VPN opzionale protegge contro il furto di dati all’interno di reti pubbliche

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Android colabrodo: 8.400 nuovi malware al giorno nel primo trimestre 2017.


Il livello di rischio rimane allarmante, ma non è dovuto solo all’alacre attività dei cybercriminali.

Con una quota di mercato del 72 per cento a livello mondiale, il sistema operativo Android domina chiaramente il mercato della telefonia mobile. In Italia, circa il 69 per cento dei possessori di smartphone utilizza un dispositivo Android (Fonte: Statcounter, marzo 2017). Nel primo trimestre 2017, gli esperti dei G DATA Security Labs hanno individuato oltre 750.000 nuovi malware per Android, in media 8.400 nuove app dannose al giorno, una ogni dieci secondi.

Ancora troppo bassa la diffusione di Android 7

La vulnerabilità del sistema operativo Android, come di altri sistemi operativi, non é una novità. Molte aziende, tra cui Microsoft, Adobe o la stessa Google rilasciano con regolarità aggiornamenti di sicurezza. I proprietari di dispositivi Nexus o Pixel ricevono queste patch direttamente da Google. Purtroppo però la quota dei possessori dei “Googlefonini” è molto ridotta (nel mese di marzo 2017 in Italia oltre il 40% dei naviganti con smartphone Android impiegava dispositivi Samsung – fonte Statcounter), e attualmente, su scala globale, solo il 4.9 per cento degli utenti Android beneficia della versione 7 del sistema operativo sul proprio dispositivo, nonostante Nougat sia disponibile dal 7 agosto 2016 (status al 04.2017 Fonte: Google).

Tale enorme dilatazione dei tempi di consegna degli aggiornamenti dipende in massima parte dal fatto che quando Google rilascia una patch o una nuova versione del proprio sistema operativo, i produttori e gli operatori devono adattarla ai propri dispositivi. Il tutto richiede un’eternità e in alcuni casi tale processo non ha proprio luogo, forse perché la strategia di mercato per cui, su base annuale, sono immessi sul mercato nuovi top di gamma lascia poco spazio alla cura dei modelli precedenti (comunque ancora commercializzati poiché recenti) e della pletora di dispositivi di gamma medio-bassa. Per gli utenti ciò comporta l’esposizione a inutili rischi. Considerando l’impatto dei dispositivi mobili sulla quotidianità personale e aziendale, beneficiare di frequenti aggiornamenti di sicurezza che chiudono falle del sistema operativo è essenziale.

Come proteggersi

A differenza di Windows, per chi acquista un dispositivo sia esso uno smartphone o un tablet Android, non è sempre possibile determinare per quanto tempo e se il produttore renderà disponibili i dovuti aggiornamenti di sicurezza. Dotarsi di una soluzione completa per la protezione dei propri dati e delle proprie credenziali contro trojan come BankBot, contro malware in genere, tentativi di phishing, di dirottamento delle sessioni e di infezione drive-by è assolutamente un must. Di fronte al crescente volume e alla sofisticatezza delle minacce e al grado di obsolescenza dei sistemi operativi presenti sulla stragrande maggioranza degli smartphone e tablet Android, stare attenti non è sufficiente.

Conclusioni

Sebbene le moderne soluzioni complete per la sicurezza mobile siano in grado di tutelare gli utenti, riteniamo quanto mai opportuna una massiccia riduzione dei tempi di reazione da parte di tutti i produttori e un repentino cambio di rotta nei processi di distribuzione degli aggiornamenti di Android.

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Un nuovo malware ogni 4,2 secondi: G DATA presenta il primo trimestre 2017


“Non credere ad alcuna statistica che non abbia falsificato tu stesso”, usava dire Winston Churchill. Gli esperti di sicurezza di G DATA condividono quanto rilevato nel primo trimestre 2017 rapportandone i risultati ai trend registrati nel 2016.

Nel 2016 l’azienda ha rilevato 6.834.443 nuovi ceppi di malware per workstation, pari ad un incremento del 32,9% rispetto al 2015. Un trend che non accenna a rallentare neanche nel 2017: nel solo primo trimestre G DATA ha registrato 1.852.945 nuovi tipi di applicazioni malevole. Ciò corrisponde ad un nuovo campione di malware ogni 4,2 secondi, un valore che supera del 72,6% le rilevazioni degli analisti G DATA nello stesso periodo del 2016. Gli esperti di sicurezza G DATA pronosticano un nuovo record negativo di 7,41 milioni di nuovi malware entro la fine dell’anno.

 

Il malware in categorie

La quota predominante dei programmi malevoli consta di cavalli di troia prodotti tipicamente allo scopo di scaricare ulteriore malware, rilevare i caratteri digitati sulla tastiera, trafugare password, integrare la macchina infetta in botnet per la conduzione di attacchi DDoS. Al secondo posto in classifica figura l’adware, che lo scorso anno cubava per il 4,9% delle rilevazioni totali ma già nel primo trimestre 2017 è responsabile del 13,9% del malware registrato.

Anche il ransomware è aumentato notevolmente. Tra il primo ed il secondo semestre 2016 si è quasi decuplicato e nel solo primo trimestre 2017 ha mancato di poco i valori registrati nell’intera seconda metà dello scorso anno. Ma attenzione: „il ransomware ha cagionato danni ingenti destando un notevole interesse su scala globale, ma la quota di questo tipo di malware rispetto al totale non è quasi misurabile”, specifica Ralf Benzmüller, Direttore dei G DATA SecurityLabs, che aggiunge “l’adware invece è una delle categorie di malware più produttive, ma non viene quasi percepito dagli utenti”.

Obiettivi del malware: Windows, script e makro

Come d’abitudine, la parte preponderante dei malware per workstation mira a piattaforme Windows, obiettivo del 99,1% delle applicazioni malevole rilevate. Seguono, sebbene a lunga distanza, script, java applets e macro.

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G DATA Generation 2017: zero chance per i malware che estorcono denaro


Le nuove suite dello specialista della sicurezza per i consumatori integrano un modulo anti-ransomware e fino a 5 GB di spazio di archiviazione nel cloud su server tedeschi.

Gli esperti di sicurezza G DATA non vedono alcun rallentamento nella proliferazione di malware che estorcono denaro. Se il 2016 è stato l’anno dei ransomware, molto probabilmente lo sarà anche il 2017: l’uso di trojan che lanciano processi di crittazione dei sistemi e/o dei file come CryptoLocker, Locky, Petya e simili per poi richiedere un riscatto è diventato un vero e proprio modello di business particolarmente redditizio per i criminali informatici. Secondo gli inquirenti sono milioni gli utenti colpiti su scala globale. Con il nuovo modulo anti-ransomware G DATA pone freno a questo tipo di trojan rilevando l’attuazione di processi di cifratura in tempo reale senza l’impiego di signature. Con la “Generation 2017” G DATA è andata oltre la mera prevenzione e tutela offrendo insieme alle sue soluzioni premium fino a 5GB di spazio di archiviazione su server cloud localizzati in Germania affinchè gli utenti possano effettuare backup automatici dei propri dati personali. G DATA Antivirus 2017, Internet Security 2017 e Total Security 2017 saranno disponibili in Italia a partire dal primo aprile 2017.

Protezione proattiva contro I malware che estorcono denaro

Con la tecnologia G DATA Anti-Ransomware, il produttore tedesco ha sviluppato un metodo completamente nuovo per difendere efficacemente i computer contro i trojan che estorcono denaro. Grazie alla rilevazione proattiva, anche i malware non noti che cifrano i dati vengono individuati immediatamente e arginati in base al rispettivo comportamento. Il modulo è integrato in tutte le soluzioni per consumatori della generazione 2017.

Aggiornamento gratuito per i clienti G DATA

I clienti G DATA che dispongono di una licenza valida potranno fruire delle suite di sicurezza 2017 gratuitamente tramite l’aggiornamento della suite di cui dispongono o scaricare la nuova versione della soluzione di sicurezza in uso dal sito G DATA.

G DATA Security Generation 2017: Le funzionalità chiave

  • NUOVO: Tecnologia G DATA Anti-Ransomware per proteggersi contro trojan che estorcono denaro e cybercriminali
  • NUOVO: il Password Manager (presente in G DATA Total Security) genera e gestisce le credenziali di accesso a qualunque servizio in modo sicuro grazie alla cifratura AES a 256-bit
  • Ultima release della tecnologia G DATA CloseGap per un perfetto rilevamento antivirus
  • Protezione antiphishing tramite monitoraggio della posta elettronica
  • Tecnologia BankGuard per proteggere le transazioni bancarie o lo shopping online
  • Firewall intelligente per bloccare eventuali attacchi da parte di hacker (G DATA Internet Security e G DATA Total Security)
  • Filtro antispam contro mail pubblicitarie indesiderate (G DATA Internet Security and G DATA Total Security)
  • Protezione anti exploit per mitigare le vulnerabilità delle applicazioni
  • Scansione automatica di chiavette USB e di dischi esterni
  • Controllo parentale sulla navigazione per un uso del PC adeguato all’età dell’internauta (G DATA Internet Security e G DATA Total Security)
  • Blocco di dispositivi non autorizzati tramite controllo degli accessi (G DATA Total Security)
  • Monitor comportamentale per la rilevazione di minacce day-zero
  • Protezione delle attività su Facebook
  • Aggiornamento delle signature su base oraria per ridurre al minimo le possibilità di infezione da nuove minacce
  • Assistenza tecnica 24/7 per domande o per la risoluzione di eventuali problemi

Requisiti di sistema

PC con Windows 10/8.x/7 e almeno 2 GB RAM (32 e 64 bit)

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