Android colabrodo: 8.400 nuovi malware al giorno nel primo trimestre 2017.


Il livello di rischio rimane allarmante, ma non è dovuto solo all’alacre attività dei cybercriminali.

Con una quota di mercato del 72 per cento a livello mondiale, il sistema operativo Android domina chiaramente il mercato della telefonia mobile. In Italia, circa il 69 per cento dei possessori di smartphone utilizza un dispositivo Android (Fonte: Statcounter, marzo 2017). Nel primo trimestre 2017, gli esperti dei G DATA Security Labs hanno individuato oltre 750.000 nuovi malware per Android, in media 8.400 nuove app dannose al giorno, una ogni dieci secondi.

Ancora troppo bassa la diffusione di Android 7

La vulnerabilità del sistema operativo Android, come di altri sistemi operativi, non é una novità. Molte aziende, tra cui Microsoft, Adobe o la stessa Google rilasciano con regolarità aggiornamenti di sicurezza. I proprietari di dispositivi Nexus o Pixel ricevono queste patch direttamente da Google. Purtroppo però la quota dei possessori dei “Googlefonini” è molto ridotta (nel mese di marzo 2017 in Italia oltre il 40% dei naviganti con smartphone Android impiegava dispositivi Samsung – fonte Statcounter), e attualmente, su scala globale, solo il 4.9 per cento degli utenti Android beneficia della versione 7 del sistema operativo sul proprio dispositivo, nonostante Nougat sia disponibile dal 7 agosto 2016 (status al 04.2017 Fonte: Google).

Tale enorme dilatazione dei tempi di consegna degli aggiornamenti dipende in massima parte dal fatto che quando Google rilascia una patch o una nuova versione del proprio sistema operativo, i produttori e gli operatori devono adattarla ai propri dispositivi. Il tutto richiede un’eternità e in alcuni casi tale processo non ha proprio luogo, forse perché la strategia di mercato per cui, su base annuale, sono immessi sul mercato nuovi top di gamma lascia poco spazio alla cura dei modelli precedenti (comunque ancora commercializzati poiché recenti) e della pletora di dispositivi di gamma medio-bassa. Per gli utenti ciò comporta l’esposizione a inutili rischi. Considerando l’impatto dei dispositivi mobili sulla quotidianità personale e aziendale, beneficiare di frequenti aggiornamenti di sicurezza che chiudono falle del sistema operativo è essenziale.

Come proteggersi

A differenza di Windows, per chi acquista un dispositivo sia esso uno smartphone o un tablet Android, non è sempre possibile determinare per quanto tempo e se il produttore renderà disponibili i dovuti aggiornamenti di sicurezza. Dotarsi di una soluzione completa per la protezione dei propri dati e delle proprie credenziali contro trojan come BankBot, contro malware in genere, tentativi di phishing, di dirottamento delle sessioni e di infezione drive-by è assolutamente un must. Di fronte al crescente volume e alla sofisticatezza delle minacce e al grado di obsolescenza dei sistemi operativi presenti sulla stragrande maggioranza degli smartphone e tablet Android, stare attenti non è sufficiente.

Conclusioni

Sebbene le moderne soluzioni complete per la sicurezza mobile siano in grado di tutelare gli utenti, riteniamo quanto mai opportuna una massiccia riduzione dei tempi di reazione da parte di tutti i produttori e un repentino cambio di rotta nei processi di distribuzione degli aggiornamenti di Android.

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Un nuovo malware ogni 4,2 secondi: G DATA presenta il primo trimestre 2017


“Non credere ad alcuna statistica che non abbia falsificato tu stesso”, usava dire Winston Churchill. Gli esperti di sicurezza di G DATA condividono quanto rilevato nel primo trimestre 2017 rapportandone i risultati ai trend registrati nel 2016.

Nel 2016 l’azienda ha rilevato 6.834.443 nuovi ceppi di malware per workstation, pari ad un incremento del 32,9% rispetto al 2015. Un trend che non accenna a rallentare neanche nel 2017: nel solo primo trimestre G DATA ha registrato 1.852.945 nuovi tipi di applicazioni malevole. Ciò corrisponde ad un nuovo campione di malware ogni 4,2 secondi, un valore che supera del 72,6% le rilevazioni degli analisti G DATA nello stesso periodo del 2016. Gli esperti di sicurezza G DATA pronosticano un nuovo record negativo di 7,41 milioni di nuovi malware entro la fine dell’anno.

 

Il malware in categorie

La quota predominante dei programmi malevoli consta di cavalli di troia prodotti tipicamente allo scopo di scaricare ulteriore malware, rilevare i caratteri digitati sulla tastiera, trafugare password, integrare la macchina infetta in botnet per la conduzione di attacchi DDoS. Al secondo posto in classifica figura l’adware, che lo scorso anno cubava per il 4,9% delle rilevazioni totali ma già nel primo trimestre 2017 è responsabile del 13,9% del malware registrato.

Anche il ransomware è aumentato notevolmente. Tra il primo ed il secondo semestre 2016 si è quasi decuplicato e nel solo primo trimestre 2017 ha mancato di poco i valori registrati nell’intera seconda metà dello scorso anno. Ma attenzione: „il ransomware ha cagionato danni ingenti destando un notevole interesse su scala globale, ma la quota di questo tipo di malware rispetto al totale non è quasi misurabile”, specifica Ralf Benzmüller, Direttore dei G DATA SecurityLabs, che aggiunge “l’adware invece è una delle categorie di malware più produttive, ma non viene quasi percepito dagli utenti”.

Obiettivi del malware: Windows, script e makro

Come d’abitudine, la parte preponderante dei malware per workstation mira a piattaforme Windows, obiettivo del 99,1% delle applicazioni malevole rilevate. Seguono, sebbene a lunga distanza, script, java applets e macro.

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G DATA Generation 2017: zero chance per i malware che estorcono denaro


Le nuove suite dello specialista della sicurezza per i consumatori integrano un modulo anti-ransomware e fino a 5 GB di spazio di archiviazione nel cloud su server tedeschi.

Gli esperti di sicurezza G DATA non vedono alcun rallentamento nella proliferazione di malware che estorcono denaro. Se il 2016 è stato l’anno dei ransomware, molto probabilmente lo sarà anche il 2017: l’uso di trojan che lanciano processi di crittazione dei sistemi e/o dei file come CryptoLocker, Locky, Petya e simili per poi richiedere un riscatto è diventato un vero e proprio modello di business particolarmente redditizio per i criminali informatici. Secondo gli inquirenti sono milioni gli utenti colpiti su scala globale. Con il nuovo modulo anti-ransomware G DATA pone freno a questo tipo di trojan rilevando l’attuazione di processi di cifratura in tempo reale senza l’impiego di signature. Con la “Generation 2017” G DATA è andata oltre la mera prevenzione e tutela offrendo insieme alle sue soluzioni premium fino a 5GB di spazio di archiviazione su server cloud localizzati in Germania affinchè gli utenti possano effettuare backup automatici dei propri dati personali. G DATA Antivirus 2017, Internet Security 2017 e Total Security 2017 saranno disponibili in Italia a partire dal primo aprile 2017.

Protezione proattiva contro I malware che estorcono denaro

Con la tecnologia G DATA Anti-Ransomware, il produttore tedesco ha sviluppato un metodo completamente nuovo per difendere efficacemente i computer contro i trojan che estorcono denaro. Grazie alla rilevazione proattiva, anche i malware non noti che cifrano i dati vengono individuati immediatamente e arginati in base al rispettivo comportamento. Il modulo è integrato in tutte le soluzioni per consumatori della generazione 2017.

Aggiornamento gratuito per i clienti G DATA

I clienti G DATA che dispongono di una licenza valida potranno fruire delle suite di sicurezza 2017 gratuitamente tramite l’aggiornamento della suite di cui dispongono o scaricare la nuova versione della soluzione di sicurezza in uso dal sito G DATA.

G DATA Security Generation 2017: Le funzionalità chiave

  • NUOVO: Tecnologia G DATA Anti-Ransomware per proteggersi contro trojan che estorcono denaro e cybercriminali
  • NUOVO: il Password Manager (presente in G DATA Total Security) genera e gestisce le credenziali di accesso a qualunque servizio in modo sicuro grazie alla cifratura AES a 256-bit
  • Ultima release della tecnologia G DATA CloseGap per un perfetto rilevamento antivirus
  • Protezione antiphishing tramite monitoraggio della posta elettronica
  • Tecnologia BankGuard per proteggere le transazioni bancarie o lo shopping online
  • Firewall intelligente per bloccare eventuali attacchi da parte di hacker (G DATA Internet Security e G DATA Total Security)
  • Filtro antispam contro mail pubblicitarie indesiderate (G DATA Internet Security and G DATA Total Security)
  • Protezione anti exploit per mitigare le vulnerabilità delle applicazioni
  • Scansione automatica di chiavette USB e di dischi esterni
  • Controllo parentale sulla navigazione per un uso del PC adeguato all’età dell’internauta (G DATA Internet Security e G DATA Total Security)
  • Blocco di dispositivi non autorizzati tramite controllo degli accessi (G DATA Total Security)
  • Monitor comportamentale per la rilevazione di minacce day-zero
  • Protezione delle attività su Facebook
  • Aggiornamento delle signature su base oraria per ridurre al minimo le possibilità di infezione da nuove minacce
  • Assistenza tecnica 24/7 per domande o per la risoluzione di eventuali problemi

Requisiti di sistema

PC con Windows 10/8.x/7 e almeno 2 GB RAM (32 e 64 bit)

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MWC 2017: sicurezza mobile componente basilare della rivoluzione digitale


logo-claim-2015-3c-highresG DATA presenta al Mobile World Congress 2017 di Barcellona le proprie soluzioni di sicurezza completa per smartphone e tablet. Padiglione 6, stand 6B40.

Il leitmotiv del Mobile World Congress 2017 è “basilare” (elemental), uno slogan che simbolizza egregiamente il grado di integrazione dei dispositivi mobili nel nostro quotidiano. Nella nostra penisola il 70% dei consumatori è connesso a Internet unicamente attraverso smartphone e tablet o attraverso device mobili in combinazione con dispositivi desktop. Gli Italiani inoltre trascorrono più tempo su mobile che su desktop, al mobile fa capo infatti il 64% della durata totale delle connessioni (fonte:comScore, analisi 2016). Altrettanto rapidamente cresce il numero di minacce ai danni dei device mobili: con 3.246.284 nuove istanze di malware per Android nel 2016, corrispondente ad un aumento del 40% anno su anno, i cybercriminali hanno messo a segno un nuovo record. A fronte della sua redditività, questo mercato è di forte interesse per i cybercriminali che escogitano metodi sempre più creativi per attirare utenti ignari nella propria trappola.

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G DATA illustrerà come gli utenti possono rendere sicuri i propri dispositivi mobili con sistema operativo Android e iOS e salvaguardare la propria identità digitale, e come le aziende possano mettere in atto efficaci misure di Mobile Device Management dal 27 febbraio al 2 marzo in occasione del Mobile World Congress di Barcellona, padiglione 6 – stand 6B40.

 

Highlight di G DATA al Mobile World Congress

  • Secure Chat per iOS e Android
    L’applicazione G DATA Secure Chat consente di condurre chat temporizzate, protette attraverso una crittografia multipla che garantisce anche lo scambio sicuro di file multimediali. Già inclusa nella suite G DATA Mobile Internet Security per Android, l’applicazione sarà disponibile a breve anche per dispositivi iOS.
  • Modulo VPN integrato
    Anche gli utenti iOS potranno beneficiare di questa funzionalità integrata nel G DATA Mobile Internet Security. Non sarà quindi più necessario installare ulteriori soluzioni per la protezione del traffico dati nelle reti pubbliche di hotel, bar, ristoranti, aeroporti. Il modulo VPN integrato può essere posto automaticamente in background quando l’utente mobile naviga in Internet, controlla le e-mail o effettua le proprie transazioni bancarie.
  • Status del livello di insicurezza mobile
    Le 3.246.284 nuove istanze di malware per Android identificate nel corso del 2016 rappresentano un nuovo record negativo, corrispondente ad un incremento del 40 percento rispetto al 2015 ai danni di una componente ormai basilare per la nostra quotidianità. Oltre a svolgere attività di online-banking, spedire messaggi o navigare in internet tramite smartphone, gli utenti impiegano questi tuttofare sempre più spesso come telecomando per dispositivi IoT. A Barcellona gli esperti di sicurezza di G DATA presenteranno i più recenti attacchi perpetrati contro utenti privati e aziende. Come si possono affrontare in modo efficace le sfide del mondo mobile?

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Attacchi contro le grandi aziende: tutto il giorno, tutti i giorni


logo-claim-2015-3c-highresCome riportato da diversi media durante lo scorso fine settimana, il gruppo industriale ThyssenKrupp è stato preso di mira dai cybercriminali. La società si dice vittima di un attacco hacker sapientemente progettato e sferrato già nel febbraio di quest’anno. Il dipartimento CERT (Cyber Emergency Response Team) interno ha scoperto però l’attacco solo nel mese di aprile. Gli aggressori avevano cercato di ottenere un punto di accesso permanente alla rete aziendale.

L’incidente conferma le stime dei G DATA Security Labs: qualora ben congeniato, un attacco mirato ad una rete può passare inosservato per oltre tre mesi dopo l’infiltrazione. Alla luce di tale valutazione, il reparto di sicurezza della ThyssenKrupp è stato relativamente veloce nel rilevare l’attacco. Esempi passati mostrano tuttavia che, in determinate circostanze, attacchi molto complessi e progettati per colpire un obiettivo specifico o per condurre campagne di spionaggio mirate possono rimanere celati addirittura per diversi anni. Un esempio di questo tipo è Uroburos.

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Anatomia di un attacco mirato

Un attacco mirato di solito segue un certo schema. Dapprima gli aggressori raccolgono informazioni sul loro obiettivo. In base alle informazioni raccolte formulano una strategia per accedere alla rete, che contempla diverse metodologie, da malware prodotto ad hoc all’ingegneria sociale. Una volta ottenuto l’accesso, i criminali cercano di estendere la portata dell’attacco incrementando il numero di sistemi alla propria mercè. Identificati i dati di proprio interesse, gli aggressori passano alla fase estrattiva ossia al vero e proprio furto di dati e segreti aziendali.

Non ci è dato conoscere al momento il livello di sofisticazione dell’applicazione back-door impiegata presso ThyssenKrupp. Va sottolineato, tuttavia, che non tutti gli strumenti per lo spionaggio sono costituiti da componenti sviluppate ad hoc. I criminali si avvalgono spesso di strumenti già esistenti per risparmiare in un certo qual modo sui costi di realizzazione dell’attacco. Secondo quanto divulgato dalla stessa ThyssenKrupp, quanto finora rilevato suggerisce l’area asiatica come origine geografica dell’attacco.

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Le grandi aziende non sono l’unico obiettivo

Una statistica prodotta da GE Capital indica che circa il 44% dei brevetti europei registrati sono di proprietà di aziende tedesche di medie dimensioni. Non meraviglia quindi che anche queste società rappresentino obiettivi appetibili per i cybercriminali. Secondo l’Ufficio federale tedesco per la Sicurezza Informatica (BSI), il 58% delle aziende pubbliche e private sul territorio teutonico ha già subito attacchi contro i rispettivi sistemi IT e di comunicazione. In Italia la percentuale di aziende colpite da attacchi mirati cresce di due cifre anno su anno, un incremento forse favorito dall’ingente numero di macchine zombie presenti sul nostro territorio, di cui i cybercriminali possono servirsi indisturbati per sferrare i propri attacchi.

Uno sguardo al passato: Uroburos – software di spionaggio di origini russe

Nel 2014, gli esperti di sicurezza di G DATA avevano rilevato e analizzato un malware altamente sofisticato e complesso, progettato per rubare dati provenienti da reti di alto profilo come quelle di agenzie governative, servizi informativi e grandi aziende. Il rootkit denominato Uroburos lavora in autonomia e si propaga nella rete colpita senza richiedere un ulteriore intervento da parte dei criminali, in questo modo è persino riuscito ad infettare macchine prive di connessione Internet. G DATA è giunta alla conclusione che un malware di questo livello possa essere realizzato esclusivamente con forti investimenti infrastrutturali e in personale altamente specializzato. Il design ed il livello di complessità di questo malware fanno supporre che lo stesso abbia avuto origine dal settore dell’intelligence. L’analisi rivelò inoltre che Uroburos avesse radici russe. Fino all’identificazione da parte dei G DATA Security Labs questo malware complesso era restato celato nella rete.

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G DATA: 9.468 nuovi malware per Android al giorno tra gennaio e giugno 2016


Logo-Claim-2015-3c-highresG DATA pubblica il Mobile Malware Report per la prima metà del 2016: nuovi ransomware minacciano i dispositivi Android

Con la fine del 2015 gli esperti di sicurezza G DATA avevano previsto un ulteriore incremento del malware per Android ma le attuali tipologie di attacco hanno raggiunto un nuovo livello di qualità: i ransomware prendono sempre più spesso di mira anche gli utenti Android. Sinora i malware per Android raggiungevano lo smartphone degli utenti poiché questi ultimi scaricavano app da fonti non sicure. Nel frattempo i cybercriminali hanno trovato il modo di iniettare ransomware e altri malware sui device mobili senza alcuna interazione diretta con l’utente: basta una visita ad un sito per scaricare il malware sul dispositivo mobile tramite infezione “drive-by” (di passaggio). Gli esperti G DATA illustrano il nuovo metodo di infezione nell’attuale
G DATA Mobile Malware Report relativo al periodo gennaio/giugno 2016, ora disponibile online.

“Gli smartphone e i tablet sono stati oggetto di particolare interesse da parte dei cybercriminali e gli attacchi perpetrati sono stati notevolmente perfezionati, lato qualitativo, nel corso di questo primo semestre”, spiega Christian Geschkat, Product Manager Soluzioni Mobili di G DATA. “Gli utenti dovrebbero dotare i propri dispositivi mobili di una protezione completa e assicurarsi di mantenere il sistema operativo sempre aggiornato[1]. In questo modo é possibile prevenire la maggior parte delle minacce”.

Come funzionano le infezioni “drive-by”?

I criminali accedono abusivamente a server web e creano siti manipolati ad arte, su cui attraggono eventuali utenti tramite spam o con campagne pubblicitarie. Quando vi si accede, il malware viene installato in modo invisibile sul dispositivo, sfruttando falle di sicurezza del sistema operativo Android ivi presente. Questa tipologia di attacco viene impiegata con crescente successo per infettare gli utenti con cavalli di Troja, preludio dell’installazione di ransomware, che criptano l’intero contenuto del dispositivo, chiedendo un riscatto in cambio della chiave di cifratura, o “congelano” il dispositivo e non permettono all’utente di accedere ai dati o a qualsiasi altra funzione, senza previo pagamento di un riscatto.

9,468 nuove istanze di malware al giorno!
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I quasi due milioni (1.723.265) di nuove app fraudolente o istanze di malware per Android apparse nella prima metà del 2016 equivalgono ad un incremento delle minacce superiore al 30% rispetto allo stesso periodo del 2015. In media gli esperti G DATA hanno rilevato 9.468 nuovi malware per Android su base giornaliera, ossia un nuovo campione di malware ogni 9 secondi.  In questa prima metà dell’anno gli analisti hanno già identificato più malware che nell’intero corso del 2014.

Il G DATA Mobile Malware Report H1/2016 (in lingua inglese) é reperibile al link:
secure.gd/dl-en-mmwr201601

[1] Compito purtroppo arduo e non proprio per carente volontà degli utenti, come già accennato qui: bit.ly/2aUwtEe

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Pokémon Go: “Catch ‘em all” – ma non a tutti i costi!


Logo-Claim-2015-3c-highresAlcuni di voi forse si ricordano ancora le piccole e adorabili bestioline tascabili in voga alla fine degli anni novanta. Ora sono tornate sotto forma di gioco in realtà aumentata per smartphone. I cybercriminali sfruttano la popolarità di questo nuovissimo gioco scommettendo su giocatori impazienti che non vogliono attendere l’uscita ufficiale del gioco in Europa: scoperta prima versione manipolata della app.

Chi pare congelarsi per qualche secondo mentre fissa intensamente il proprio smartphone in un centro commerciale o per strada e poi riprende a camminare, borbottando “l’ennesimo pidgey”… sta indubbiamente giocando a Pokémon Go, la app in realtà aumentata per smartphone in cui rivive il famoso gioco per il Game Boy della Nintendo, che unisce mondo reale a piattaforma ludica. E’ infatti possibile catturare piccoli e graziosi animaletti animati, ma per farlo è necessario uscire fisicamente di casa per andare nel posto in cui le bestioline raccolgono, che sia un parco pubblico, per strada o appunto nel centro commerciale. Gli sviluppatori danno agli avidi collezionisti di questi piccoli animaletti giapponesi una nuova occasione per riaccendere vecchie passioni.

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La app manipolata

Il turbinio attorno al gioco é stato un richiamo irresistibile anche per alcuni cybercriminali: su una rete di condivisione file é già stata rilevata una versione manipolata della app per l’installazione del gioco che contiene un comando per il controllo remoto di device Android. A quanto risulta, la app originaria é stata rimanaeggiata con “DroidJack”, uno strumento impiegato spesso legittimamente dagli sviluppatori, per integrarvi il malware “AndroRAT”.

AndroRAT (Remote Access Tool), già noto dal 2012/2013 e citato nel G DATA Mobile Malware Report H1/2013 fornisce numerose informazioni personali ai criminali, tra cui, ma non solo, l’elenco dei contatti, log e coordinate GPS. Ricordiamo che l’attivazione del GPS è essenziale per poter andare “a caccia” di bestioline. I criminali possono persino attivare il microfono e la fotocamera da remoto. I dati così trafugati dai dispositivi infetti vengono rivenduti e non sono da escludere casi di ricatto sulla base delle registrazioni audio-video condotte all’insaputa degli utenti.

Quando si installa una app, vengono elencate le autorizzazioni richieste. In questo caso, gli utenti più attenti possono identificare immediatamente app sospette. L’attuale versione di Android peraltro indica all’apertura di una app se un dato comando va eseguito, ma sono solo pochi gli utenti che beneficiano ad oggi del nuovo sistema operativo Android.

Da notare anche che la versione della app studiata dai ricercatori dei G DATA Security Labs disponeva persino di un certificato scaduto. Il detentore del certificato gestisce anche di un blog, che pare inattivo dal 2014. Non ci è stato quindi possibile rilevare se la app manipolata sia stata distribuita da questo individuo o se il certificato da lui emesso sia stato rubato e quindi abusato a scopo fraudolento.

Chi protegge i propri dispositivi mobili con G DATA Mobile Internet Security per Android é protetto da questa app manipalata, che viene riconosciuta come “Android.Trojan.Kasandra.B”

Perché tutto questo

In generale eventi del genere dimostrano che i criminali si adattano e possono reagire ai trend del momento molto rapidamente. Per distribuire il malware, i suoi programmatori fanno affidamento sull’alea di “esclusività” che dà giocare ad un gioco che non è ancora uscito ufficialmente sul mercato – una sensazione molto simile, per esempio, a quella dei collezionisti di dischi in vinile, quando riescono ad assicurarsene un esemplare di una edizione limitata, numerato a mano.

Il giocatore installa quindi la app manipolata e condivide con terzi ignoti informazioni che altrimenti sarebbero state riservate. Ci aspettiamo che questo tipo di manipolazioni aumentino, troppo grande il desiderio di trarre profitto dall’entusiasmo degli utenti. Eppure, per giocare in tutta sicurezza, evitando di fornire informazioni personali a chi non dovrebbe averle e magari di restare impalati in mezzo alla strada o di finire in stradine secondarie poco raccomandabili o giù da un declivio, basta giusto usare la testa!

Sul blog di G DATA alcuni consigli su come proteggersi (articolo in inglese)

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